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Eritrea: il paese del silenzio

58_eritreaVisitare l’Eritrea è molto difficile, quasi impossibile, anche per una missione delle Nazioni Unite. I membri di una commissione che doveva indagare sulle violazioni dei diritti umani nel paese non ha nemmeno ricevuto l’autorizzazione ad entrarvi. Così l’inchiesta è stata fatta intervistando quattrocento persone tra membri della diaspora, giovani fuggiaschi, giornalisti e intellettuali.

Il risultato è stato drammatico: “La maggior parte degli eritrei non ha speranza per il suo futuro. La detenzione è un’esperienza molto comune, che riguarda un gran numero di individui, donne, uomini, ragazzi e bambini”, ha detto Mike Smith, il responsabile dell’inchiesta presentata davanti al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Agli atti sono state messe anche le smentite del governo eritreo che ha, ovviamente, respinto tutte le accuse e ha definito il rapporto inaffidabile e sensazionalista.

Nel rapporto si legge ancora che l’Eritrea “ha usato le tensioni con la vicina Etiopia come pretesto per ignorare il rispetto dei diritti umani e per sottoporre al controllo dei militari ogni aspetto della vita quotidiana dei cittadini”.

Da tempo le organizzazioni per i diritti umani accusano il governo del presidente Isaias Afwerki – alla guida del paese fin dalla sua indipendenza dall’Etiopia nel 1993 – di oppressione e di gravi violazione dei diritti umani.

Secondo Mike Smith, i funzionari eritrei hanno creato un sistema giuridico definito “né guerra né pace” per limitare le libertà di base di espressione, di movimento, di organizzazione e di culto. L’Eritrea e il secondo paese d’origine dei migranti che provano ad attraversare il Mar Mediterraneo per arrivare in Europa. Oggi il primato è della Siria che lo detiene da circa tre anni. L’Eritrea è nelle prime posizioni da quasi quindici anni.

Nonostante questo l’Eritrea è quasi dimenticata dai media e dalla diplomazia delle cancellerie europee. Se ne parla, viene citata appena in occasioni delle stragi nel Mediterraneo. Poi tutto torna nel silenzio. Ora questo rapporto Onu potrebbe far scaturire qualche provvedimento, qualche protesta diplomatica o qualche articolo. Vedremo.

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