Gambia: era tutto uno scherzo…

E’ durata poco. In Gambia le cose stanno ritornando al loro posto: il presidente-dittatore Yahya Jammeh non ha avuto una conversione e i cittadini di questo piccolo paese possono smettere di pensare al loro paese come un luogo dove si può esercitare la democrazia.

Possono anche smettere di pensare che il loro piccolo paese possa dare un esempio a tutta l’Africa, o almeno a buona parte di essa, oppressa da personaggi come Yahya Jammeh, inchiodati alle loro sedie, incapaci di pensare che il mondo, il loro paese, il loro popolo possa fare a meno di loro e delle loro ruberie. Il popolo potrà tornare a chiedere democrazia, divisione e distribuzione della ricchezza e la possibilità di poter avere un idea propria dello sviluppo e del futuro.

Yahya Jammeh si è rimangiato il suo riconoscimento dell’esito delle elezioni del primo dicembre e si è rimangiato anche, ovviamente, la sua promessa di farsi da parte. Ha detto che le elezioni sono state una frode, che devono essere ripetute e che, dunque, non cederà il potere al suo rivale risultato vincente, l’imprenditore Adama Barrow appoggiato e sostenuto da tutta l’opposizione.

Insomma Yayha Jammeh resterà il “re” del Gambia, continuerà a regnare con il boubou bianco immacolato, con il suo bastone del comando in una mano e il rosario coranico dall’altra. L’Africa (o almeno gran parte dei loro dittatori-dinosauri)non avrà un esempio dal piccolo Gambia. Tutte le cose sono ritornate al loro posto.

Ma è stato un gioco pericoloso. Cosa accadrà adesso? L’opposizione si ritirerà? Incomincerà la vendetta del Re?

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