Gambia: un presidente in guerra con la biologia

Yahya Jammeh

E’ al suo quinto mandato presidenziale Yahya Jammeh e, imperterrito, si presenta di nuovo alle elezioni dopo avere riempito, per precauzione, le carceri di oppositori veri o solo sospettati di esserlo. Naturalmente è giunto al potere con un colpo di stato nel lontano 1994.
Il risultato delle elezioni è scontato: vincerà lui che continuerà a guidare il paese – una enclave di terra incuneata nel Senegal – con pugno di ferro, senza limitazioni e con una sorta di follia che lo fa essere un personaggio veramente temibile.
In passato Yahya Jammeh aveva fatto arrestare tutti i guaritori del paese colpevoli di avere provocato la malattia e poi la morte dell’anziana madre. Gli arresti e le accuse scaturiscono spesso da paranoie che lo agitano e delle quali è impossibile scoprire le origini.
Nonostante Yahya Jammeh sia un personaggio pericoloso e imprevedibile in Gambia è nata una opposizione che in questa occasione si è coalizzata all’interno del Partito Democratico Unito guidato da Adama Barrow che non è finito in carcere grazie al fatto di essere diventato un personaggio pubblico conosciuto anche all’estero.
Nonostante questo il Partito Democratico Unito e altre sigle dell’opposizione non hanno nessuna possibilità di vincere questa consultazione. Yahya Jammeh è un folle e paranoico ma su una cosa è credibile: nel suo rapporto con il potere. In una intervista non troppo recente disse che avrebbe governato il suo paese per un miliardo di anni. Lo fermerà solo la biologia che se potesse, lui, farebbe arrestare e sprofondare nella più buia delle galere.

2 comments for “Gambia: un presidente in guerra con la biologia

  1. Giuseppe Finguerra
    2 dicembre 2016 at 08:58

    Una finestra quotidiana preziosa. Qui c’è l’informazione espulsa dai grandi media nazionali sulla realtà politica ed economica africana. E se pensiamo che non sia importante, ci sbagliamo. Si colgono le ragioni dell’assurdo apparente. Dei barconi che, attraversando il Mediterraneo, riversano carichi umani sulle nostre coste. Delle migliaia di vite perdute.

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