Giulio Regeni: poi ci sarà una inchiesta...

Giulio Regeni: poi ci sarà una inchiesta…

EPA/KHALED ELFIQI

EPA/KHALED ELFIQI

Ci sarà una inchiesta sulla morte di Giulio Regeni al Cairo. Passeranno settimane, forse mesi. Probabilmente si arriverà a una verità parziale dato che la commissione d’indagine sarà composta da inquirenti egiziani e italiani. Probabilmente verranno individuati dei responsabili che certamente saranno i cosiddetti “pesci piccoli” che avranno agito certamente di loro inziativa.
Di fatto sulla morte di Giulio Regeni si può dire quasi tutto già adesso. I segni delle sevizie, delle torture, delle botte sul suo corpo sono più che eloquenti. Già adesso, senza nessuna inchiesta, senza dover attendere settimane e forse mesi.

Si, perché al di là del fatto che ci sarà un responsabile diretto, qualcuno (o diverse persone) che lo ha percosso, che ha infierito su di lui, in Egitto la tortura, le percosse, le sparizioni, le uccisioni nelle carceri, nelle stazioni di polizia e dell’esercito sono quotidiane, all’ordine del giorno. E lo sono perché è il regime stesso che le vuole, che si serve di un sistema repressivo spietato, che lo considera un modo legittimo per mantenersi al potere.

Non è solo l’Egitto. Il mondo è pieno di paesi così e spesso sono paesi (come l’Egitto) con i quali l’Italia, l’Europa, l’Occidente dei diritti civili fa affari, ha relazioni, intrattiene rapporti. Ci sono casi clamorosi come quello del regime eritreo o di alcuni altri paesi africani come la Guinea Equatoriale. Certo, due casi limite: il primo “invia” profughi in tutta Europa e in Italia in particolare, il secondo ha mantenuto in carcere per tre anni un imprenditore italiano, Roberto Berardo, senza accuse e senza processo. Sono casi estremi, come detto, ma dietro di loro c’è una sfilza di regimi dei quali spesso si ricevono i presidenti e il loro entourage con tutti gli onori.

Ma il caso di Giulio Regeni richiama anche una questione che riguarda l’informazione. Spesso sono persone come lui, che non sono giornalisti di professione, che non hanno la tessera dell’Ordine, che consentono la circolazione delle informazioni e che denunciano ingiustizie e regimi onnipotenti che non riescono ad accettare l’idea di non passarla liscia sempre.

Giulio Regeni scriveva di diritto del lavoro, di economia, di diritti civili. Se avesse chiesto un visto giornalistico, o non lo avrebbe ottenuto, oppure avrebbe dovuto attendere mesi, avrebbe dovuto pagare un sacco di soldi e probabilmente si sarebbe ritrovato controllato, intimidito, depistato. Ecco, da persone come lui spesso arrivano le notizie vere, si aprono squarci su situazioni e paesi che altrimenti sarebbe impossibile conoscere. E probabilmente la causa della sua morte è proprio questa. Poi ci sarà l’inchiesta….

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