Grandi Laghi: una regione a rischio

Thomas Mukoya, Reuters/Contrasto

La regione dei Grandi Laghi, una delle più ricche di risorse di tutta l’Africa, sta accumulando una serie di tensioni che rischiano di farla precipitare in una situazione di tensione e di continua guerra strisciante ancora più marcata di quanto lo sia già. I contrasti molto duri tra Burundi e Ruanda, il proliferare di formazioni guerrigliere attive nelle regioni orientali del Congo, le tensioni interne nello stesso Congo e in Uganda in vista delle elezioni e l’ostinazione di tutti i presidenti al potere rischiano di produrre tensioni su tensioni.

In questi giorno sono soprattutto molto forti le tensioni tra Burundi e Ruanda. Le autorità di Bujumbura hanno praticamente espulso un diplomatico dell’ambasciata di Kigali, Desiré Nyahuririra, uomo praticamente vissuto in Burundi e stretto amico di Adiolphe Nshimirimana, il potente ex capo dei servizi segreti burundesi, ucciso il 2 agosto scorso.

Nelle scorse ore il Burundi aveva già preso provvedimenti contro altri cittadini ruandesi, residenti nella provincia di confine di Kayanza, intimando loro di lasciare immediatamente il territorio nazionale sul quale, secondo le autorità “risiedevano illegalmente”.
Su un altro fronte, in Ruanda, va registrata la stretta delle autorità nei confronti di 28 presunti complici del tentativo di golpe del 13 maggio scorso, già rinchiusi nella prigione di Gitega, che sarebbero stati separati dagli altri detenuti e posti in isolamento.
Il Burundi è già un paese in cui le lotte interne hanno raggiuntio livelli preoccupanti, con omicidi eccellenti di uomini interni al regime e anche di oppositori. Il motivo è l’ostinazione del presidente Nkurunziza di rimanere al potere nonostante la piazza non lo voglia e nonostante la costituzione che gli vietava il terzo mandato di capo dello stato.

Il Ruanda va avviandosi verso una situazione simile. Per la verità il presidente Kagame in questo paese gode di un sostegno più ampio della popolazione, ma deve fare fronte ad una opposizione determinata che gli contesta di essere al potere da sempre e di volerci rimanere. Nei giorni scorsi la Corte suprema del Rwanda ha respinto, considerandolo “infondato” il ricorso presentato da un gruppo d’opposizione che puntava a impedire la ricandidatura del presidente Paul Kagame per un terzo mandato.

Il partito Verde ruandese puntava ad impedire al parlamento di riformare – nell’ambito di un’annunciata revisione della Costituzione – l’articolo 101, che limita il numero dei mandato presidenziali a due, di sette anni ognuno. La corte ha tuttavia stabilito che l’articolo 193 della stessa carta fondamentale permette la riforma dell’articolo 101 “purché sia fatto dai cittadini attraverso un referendum”.

Kagame è alla presidenza dal 2000, subentrato al dimissionario Pasteur Bizimungu, poi eletto due volte, nel 2003 e nel 2010, ma è di fatto ‘uomo forte’ del Rwanda dal 1994. I paesi della Regione dei Grandi Laghi sono potenzialmente legati e una crisi rischierebbe di trascinare tutta la regione nel caos. E si tratta di una regione sulla quale sono appuntati gli interessi di molte potenze regionali, continentali e non.

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