Grecia-Africa: la trappola dei prestiti

Grecia-Africa: la trappola dei prestiti

afrL’esito dell’infinito negoziato sulla Grecia riguarda anche l’Africa. A trattativa conclusa e Grecia battuta questo collegamento è più evidente che mai. Molte economie africane, che fino a poco fa venivano definite dirompenti e in grande crescita, oggi segnano il passo. Angola, Ghana, Mozambico e altri “leoni” africani hanno tutti dovuto ricorrere a prestiti della Banca Mondiale o del Fondo Monetario Internazionale. Nulla di grave, questi paesi rimangono ancora realtà promettenti dal punto di vista strettamente economico.

Ma quei prestiti sono già una ipoteca. Ci sono gli interessi, il cosiddetto servizio del debito, ma ci sono anche gli interessi politici con i quali vengono concessi. I grandi organismi sovranazionali economici come Banca Mondiale e FMI li concedono in cambio di riforme, di ristrutturazioni, di privatizzazioni, di interventi sul mondo del lavoro e si mostrano disponibili, in caso di incapacità a pagare le rate, di concedere, generosamente, altri prestiti.

Ecco la trappola nella quale è caduta la Grecia (che per l’amor del cielo ha, anche, le sue responsabilità) e nella quale rischiano di cadere tutti i paesi in crescita in Africa e altrove nel mondo. O almeno quelli che decidono di crescere nell’alveo di una economia governata da poche economie forti.

Che alternative ci sono? Non molte se non quella di rivedere, in termini economici, categorie, principi e dogmi dominanti. Ad esempio: la crescita non è solo un aumento numerico, monetario del PIL ma una distribuzione equa della ricchezza. Una economia virtuosa non è quella che vede cambiare volto alle città con grattacieli, stadi, aeroporti, centri commerciali ma quella che vede nascere imprese interne capaci di produrre manufatti per l’esportazione, magari con l’utilizzo delle materie prime locali (agricole o minerarie). Una economia che funziona deve produrre occupati e deve distribuire salari.

Peccato che i prestiti internazionali non vengono concessi a condizione che si sviluppi una economia di questo tipo ma a condizioni esattamente contrarie: austerità, condizioni privilegiate per gli investitori stranieri, riduzione della spesa pubblica, restrizioni economiche e, di fatto, dell’occupazione.

Se poi queste ricette non funzionano (o se i governanti del momento si intascano parte di quel denaro) niente problemi: in cambio di altri tagli, restrizioni, riduzioni si potranno ottenere altri prestiti… e altri prestiti ancora…. Ma facciamo una ipotesi: se i prestiti ai paesi africani venissero concessi in cambio di: aumento dell’accesso all’istruzione, all’acqua potabile e alla sanità. In cambio della diminuzione della mortalità infantile e della mortalità per malattie curabili come la malaria e la tubercolosi, cosa succederebbe?

Con le ricette europee la Grecia, adesso, avrà i suoi prestiti, non uscirà dall’Euro ma tutti quei parametri peggioreranno. E’ la trappola dei prestiti nella quale, grazie all’esempio greco, i paesi africani (se avessero classi politiche illuminate) potrebbero non cadere.

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