Grecia e Africa: mai fidarsi dell’economia

Grecia e Africa: mai fidarsi dell’economia

foto di livio senigalliesi

foto di livio senigalliesi

La crisi del debito greco è lontana dall’Africa. Ma non troppo. In questi giorni solo un giornale africano ha commentato con un certo spazio il braccio di ferro tra Atene e Bruxelles e le possibili conseguenze. Il giornale si chiama “The East African”, è edito a Nairobi ed è molto attento alle dinamiche regionali e alle conseguenze in Africa delle vicende internazionali. In un articolo dedicato al default di Atene scrive che la crisi potrebbe essere una tragedia anche per le economie dell’Africa Orientale perché contadini, pescatori e floricoltori dell’Africa orientale tendono ad acquistare i propri macchinari in dollari e incassano in euro, moneta in forte calo rispetto alla valuta statunitense. In secondo luogo, l’indebolimento dell’euro rischia di scoraggiare i turisti del Vecchio continente, che costituiscono circa il 70% dei visitatori stranieri nei paesi dell’Africa orientale.

Parallelamente a questa notizia e mentre Grecia ed Europa si dibattono in una crisi che farà pagare conseguenze pesantissime ai popoli, piuttosto che alle banche, se ne trova un’altra che cito dall’Agenzia Misna: l’Angola deve ricorrere di nuovo ai prestiti internazionali per far fronte alle difficoltà derivanti dal crollo del prezzo del petrolio, la sua principale fonte di valuta estera. A indicarlo un annuncio della Banca mondiale, che erogherà un prestito da 650 milioni di dollari per “stabilizzare” l’economia del paese africano. Lo stanziamento è il primo da parte dell’istituto con sede a New York a beneficio dell’Angola dal 2010. Nei mesi scorsi a causa delle difficoltà finanziarie Luanda aveva annunciato tagli dei sussidi che tengono bassi i prezzi della benzina e un blocco dei progetti di ampliamento delle reti stradali.

Ecco, queste sono le economie da “leoni” dell’Africa della crescita e delle opportunità. Paesi fragili, dipendenti quasi totalmente dagli scambi con le due valute forti del mondo contemporaneo, il dollaro e l’euro. E dipendenti quasi totalmente da un unico prodotto di esportazione, il petrolio.

In questi contesti quando si comincia a parlare di stabilizzazione dell’economia, di riforme strutturali, di rinegoziazione del debito c’è da avere paura.

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