Guerra al traffico di droga: un arresto da film

downloadCi sono aggiornamenti sull’arresto per traffico di droga dell’ex capo della marina della Guinea Bissau, ammiraglio Josè Amèrico Bubo Na Tchuto (vedi il post precedente). Ci sono dei dettagli interessanti su come è avvenuto l’arresto. Si tratta di dettagli che potrebbero essere la sceneggiatura di un film. Del resto il personaggio potrebbe tranquillamente impersonare il “cattivo” in qualche film d’azione.

Ecco i dettagli: il suo arresto è avvenuto al largo di Capo Verde in un’operazione condotta da un commando congiunto capoverdiano-statunitense. L’operazione non era altro che una trappola nella quale Bubo Na Tchuto sarebbe caduto e organizzata dall’Agenzia Antidroga degli Stati Uniti dove l’ex capo della marina guineense era ricercato.

Pare che due agenti dell’organismo statunitense si siano presentati a Bissau come narcotrafficanti arrivati dal Sudamerica per procedere ad una transazione con Bubo Na Tchuto, da tenersi a bordo di una nave battente bandiera panamense in acque internazionali. Il trafficante ci sarebbe cascato e assieme ad altri due complici ricercati come lui, Papis Djeme e Tchamy Yala, si sarebbe fatto trovare sul luogo nel quale è scattata la trappola. Bubo Na Tchuto sarebbe già stato trasferito negli Stati Uniti dove è già stato incriminato per traffico internazionale di droga da un tribunale di New York.

immaginunoOltre ai succosi dettagli la vicenda di Bubo Na Tchuto e il suo rocambolesco arresto propone però una serie di riflessioni. La prima è che quando si vogliono fermare i misfatti di qualche personaggio in Africa i sistemi ci sono. Questa operazione è stata organizzata in modo esemplare: si è attirato il trafficante in acque internazionali e lì lo si è arrestato eseguendo un mandato spiccato in precedenza. Niente complicazioni diplomatiche, niente contrasti con paesi sovrani, niente polemiche, tutto lineare.

La seconda riflessione riguarda il peso che l’economia criminale ha in Africa. Dalle attività di Bubo Na Tchuto, beneficiava oltre che lui e la sua banda anche tutta quella serie di gruppi integralisti che si sono installati, da almeno un decennio, nel deserto sahariano dell’Africa Occidentale. Il suo arresto è un duro colpo e, di fatto, si risolve anche in un indebolimento di quei gruppi ai quali si continua in queste settimane a dare la caccia nelle più remote regioni del Mali.

Ovviamente il traffico non è stroncato. In un decennio le organizzazioni criminali si sono ramificate e hanno creato decine di boss come Bubo Na Tchuto. Ci vorranno altre azioni di questo genere e interventi nei poverissimi paesi, come la Guinea Bissau, che non hanno alternative economiche se non diventare delle vere e proprie basi di passaggio al servizio di organizzazioni criminali senza scrupoli.

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