Guerra in Mali. La volevano anche gli africani. O no?

downloadGli interventi militari, anche quelli umanitari, di solito non risolvono le crisi. Anzi, di solito, aggravano i problemi. Chi paga il prezzo più alto, di solito, sono i civili. Quando finiscono, di solito, lasciano contraddizioni aperte. E poi, soprattutto, chi li fa, di solito, non li fa gratis. Il caso del Mali però è l’eccezione a quel “di solito”.

Se non ci fosse stato l’intervento francese, adesso staremmo parlando dell’arrivo degli Jihadisti a Bamako. Venerdì scorso erano a pochi chilometri da Mobtì, seconda città del Mali. Il prossimo balzò era verso Bamakò, poche ore, il giorno dopo al massimo. Davanti nessuno: l’esercito si era dissolto, sfarinato. Il governo del Malì è debolissimo, inesistente, ostaggio di militari capaci solo di fare golpe e incapaci di difendere il paese. Senza la Francia oggi il Mali sarebbe perduto. Riprenderlo sarebbe stato complicatissimo e costosissimo dal punto di vista militare, logistico, politico, diplomatico.

Non solo, perduto il Mali i paesi della regione avrebbero realmente dovuto temere il contagio islamista. In molti di questi paesi c’è una popolazione (o una parte di questa) sensibile al richiamo estremista, complice anche la drammatica crisi economica. La missione militare aveva già il sostegno dell’Onu e dell’Unione Africana, ma i paesi della regione non riuscivano a mettersi d’accordo. E si andava per le lunghe.

Intanto gli islamisti conquistavano Gao, Kidal, Timbouctou, Douenza, Konne…erano a Mobtì, sarebbero arrivati a Bamako. La Francia è intervenuta. In meno di 48 ha fermato gli islamisti e li ha espulsi da Gao. Ha sventato il pericolo. Chi è in grado di dire che non avrebbero dovuto farlo si faccia avanti.

Resta solo l’ultimo punto: se chi fa gli interventi militari non li fa gratis, la Francia perché lo ha fatto. Ci sarebbe da discutere, ma riassumo per brevità. L’immagine della Francia Grande Potenza è legata alla FranciAfrique.

Nel paese gemello del Mali, il Niger, nel deserto del Nord la Francia – che ha puntato la sua politica energetica sul nucleare – la Francia, con la sua multinazionale Areva – estrae Uranio dalle più importanti miniere a cielo aperto del mondo. Gli otto ostaggi francesi in mano agli jihadisti solo lavoratori di Arevà. Parigi vuole continuare ad avere un ruolo in Africa Occidentale. Vuole dettare – e lo fa con il sistema monetario del Franco CFA – la politica economica delle sue ex colonie.

In Africa Parigi compete con le vere grandi potenze del terzo millennio: Cina, Brasile, India, Sudafrica, Australia, a volte, anzi spesso, mantenendo al potere fedeli ma impresentabili dittatori. Non è bello, ma in Mali non c’era questo problema. La priorità era un altra: per una volta la stessa per gli africani e per Parigi

5 comments for “Guerra in Mali. La volevano anche gli africani. O no?

  1. 15 gennaio 2013 at 09:27

    La tua tesi Raffaele è la stessa di Henry Levy oggi su Repubblica, e forse è condivisibile. Il punto è che i militari che si sono squagliati perché “buoni solo a fare colpi di stato” sono gli stessi allevati e foraggiati da Parigi per continuare ad avere un controllo neocoloniale dei suoi ex-territori. La base militare del Ciad è la sentinella del cortile di casa francese e la classe politica locale quella cresciuta e sostenuta da Parigi. Forse oggi la Francia ha fatto la cosa giusta, ma il solo fatto che sia dovuta intervenire militarmente è la dimostrazione di una politica estera per l’Africa non “gratis” e comunque di dipendenza delle ex colonie dalla “madre patria”, al punto tale che non hanno nemmeno una loro moneta.

  2. 15 gennaio 2013 at 14:30

    Vorrei esprimere alcune perplessità.
    In primo luogo un approccio violento alla violenza non può portare alla pace e alla risoluzione di un conflitto, per cui non posso fare a meno di chiedermi quali saranno le conseguenze a lungo termine di questa guerra, anche sulla popolazione civile. In secondo luogo l’opinione comune che, secondo la stampa internazionale – italiana, francese e in alcuni casi anche africana – attendeva con ansia l’intervento francese, non è così unanime e vi sono voci discordi, come quella autorevole di Aminata Traoré http://blogs.mediapart.fr/blog/kakadoundiaye/201112/mali-un-appel-de-aminata-traore
    E poi: vista la posizione del Mali, esprimo qualche dubbio sul disinteresse francese nei confronti di una regione strategica per tanti motivi; la Francia ha fino ad ora finto di ignorare quegli stessi integralisti contro cui ora ha “generosamente” schierato l’esercito, perché?

  3. 16 gennaio 2013 at 11:58

    Dico solo che ci vuole una politica europea, ivi compresa l’affrontare, mediare, risolvere i conflitti in particolare – ovviamente – nelle aree più vicine: Medio Oriente, Nord Africa e Africa Subsahariana.
    Non mi piace l’interventismo: sia americano che francese, sia di destra (Sarcozy) che di sinistra (Hollande).
    Una politica europea, gli Stati Uniti d’Europa avrebbero invece il dovere di intervenire, e forse riuscirebbero a trovare soluzioni migliori di quelle non trovate finora.
    Michele

  4. 16 gennaio 2013 at 12:02

    segnalo a Raffaele e ai lettori di Buongiorno Africa questo bell’articolo di Antonella Freggiaro, presidente di Abarekà Nadree Onlus che opera da anni con microprogetti di cooperazione
    http://www.consumietici.it/articolo.php?c=Diritti&id=67
    Michele

  5. Fortunato Alberto
    18 gennaio 2013 at 10:00

    In Africa non ci sarà pace fino a quando ci saranno i confini decisi dal colonialismo. I popoli del Sahel debbono avere la loro patria, non hanno niente in comune con i Bambarà, come in Congo i popoli dell’est che vedere con i popoli dell’ovest. Noi pensiamo di risolvere i problemi storici lasciati dal colonialismo con qualche intervento di cooperazione,di volontariato, e d aiuto umanitario (mandare nostri avanzi….leggere scritti di Sankarà).Smettiamola di colonizzare ancora i paesi africani con la nostra cultura. Se vogliamo fare qualche cosa confrontiamoci sulla nostra e la loro crescita politica e quindi di libertà e di pace.

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