I coccodrilli di Yamoussoukro

Quella che vedete nella foto è…la Basilica di San Pietro, a Roma. Sbagliato! Si tratta della Basilica di Nostra Signora della Pace, a Yamoussoukro, in Costa D’Avorio. Fu fatta costruire nel suo villaggio natale dal presidente Félix Houphouët-Boigny, di religione cristiana in un paese che per metà è musulmano. Notre Dame de la Paix sorge in piena foresta tropicale ed è una copia perfetta, in scala 1:1 della Basilica di San Pietro. Anzi, la cupola, è alta un metro in più dell’originale. Un dettaglio voluto, in modo da poter dire che si tratta del luogo di culto cristiano più alto e più grande del pianeta.

Arrivare a Yamoussoukro è una esperienza surreale. In auto si percorre una strada asfaltata che è una specie di tunnel verde prodotto dai rami degli alberi che si piegano ad arco sulla striscia di asfalto. Improvvisamente la strada si allarga enormemente, diventa a quattro corsie per senso di marcia, il traffico è quasi inesistente e la sensazione è quella di essere arrivati in un grosso villaggio spalmato su un territorio eccessivo.

La Basilica non può sfuggirvi. In qualunque punto di Yamoussoukro vi mettiate il “cupolone” si erge sopra sgangherate case in muratura, accenni di baraccopoli, cumuli di spazzatura. E, come a Roma tutte le strade portano a Piazza San Pietro, anche qui Notre Dame de la Paix attrae irresistibilmente gli stranieri.

Quando ci si arriva si ha una sensazione di tristezza e di paura insieme perché la Basilica è una manifestazione pura di ciò che è il potere in Africa. Félix Houphouët-Boigny non ha badato a spese: nei marmi utilizzati, nei dettagli, nelle luci tutto è identico a San Pietro. In una vetrata che rappresenta Gesù che porta la croce sul Calvario ci si è fatto mettere anche lui, unico nero in una folla di bianchi che aiuta Gesù a portare la croce. Per il resto la Basilica è deserta, assediata da una foresta tropicale invadente, quasi aggressiva.

Notre Dame de la Paix è un monumento al potere. E in Africa il potere o è assoluto o non è. Inoltre non basta possederlo, bisogna ostentarlo, brandirlo minacciosamente se lo si vuole mantenere.

Félix Houphouët-Boigny – padre dell’indipendenza ivoriana, morto nel 1991 – non è archiviabile come un qualunque capo popolo giunto al potere, un dittatore da strapazzo. No, lui fece della Costa d’Avorio un paese sviluppato che richiamò lavoratori da tutta l’Africa Occidentale. Seppe proteggere dalle fluttuazione dei prezzi sul mercato mondiale i produttori di cacao interni e distribuì alla popolazione un welfare di tutto rispetto: scuole e sanità di buon livello e gratuite. Ancora oggi in Costa D’Avorio si trovano librerie fornite degli stessi volumi che si possono acquistare in Europa. Félix Houphouët-Boigny seppe anche essere un abile e cinico leader regionale con un grande alleato e protettore europeo, la Francia. In molti degli avvenimenti di rilievo degli anni settanta e ottanta in Africa Occidentale è riconoscibile la sua regia.

Alla sua morte la Costa d’Avorio è precipitata nel caos. Nessuno dei suoi successori (certamente complice anche la diversa contingenza economica e politica internazionale) ha saputo impossessarsi del potere e gestirlo come fece lui. Agli ivoriani, che oggi ricordano la sua epoca con una certa nostalgia, ha lasciato un monumento dedicato a ciò che è il potere in Africa e la memoria di un leader contraddittorio con un rapporto insano con il potere.

Sempre sulla personalità contraddittoria di Félix Houphouët-Boigny c’è da dire che a Yamoussoukro – che elesse a capitale politica – non fece costruire solo la Basilica di Notre Dame de la Paix, ma anche una grande moschea, la più grande del paese e una serie di scuole superiori di eccellenza in tutte le materie nelle quali ospitare, gratuitamente, i migliori studenti di tutto il paese.

A Yamoussoukro fece anche costruire la sua residenza, una fortezza edificata intorno al luogo nel quale sorgeva il villaggio originario, circondata da un profondo canale d’acqua che fece riempire di coccodrilli, il suo animale feticcio. Sono ancora lì, a difendere un potere che non c’è più ma che continua a vivere nella schiera di dittatori africani che infestano il continente.

Per finire – e per onore di giustizia – non si può non dire che quel concetto di potere in Africa è il frutto della storia. Di una storia pesantemente inquinata dall’avvento degli schiavisti e dei colonialisti bianchi. E inoltre non si può non dire che questi ultimi hanno utilizzato e caldeggiato quel potere. Come non tenere conto del fatto che Félix Houphouët-Boigny era stato anche un deputato al parlamento francese? Che Bokassa aveva studiato da gendarme in Francia? Che Mugabe era amico personale della regina d’Inghilterra? che Siad Barre era stato allievo della scuola dei carabinieri a Roma?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 comments for “I coccodrilli di Yamoussoukro

  1. 29 agosto 2012 at 18:22

    Mentre leggevo formulavo pensieri e domande alle quali ho trovato la tristemente prevedibile, risaputa e ovvia risposta nelle ultime 7 righe, Sì, noi Occidentali, per quanto ci sforziamo di capire e di documentarci, facciamo fatica a comprendere lo sconquasso socio culturale che lo schiavismo e la colonizzazione hanno perpetuato per secoli. Una cosa è certa: senza il nostro intervento, oggi, l’Africa sarebbe MOLTO, MOLTO, diversa…

  2. vitto
    29 agosto 2012 at 18:47

    il potere è davvero una brutta bestia. ma saperlo raccontare è un’arte. mi hai fatto rivivere un viaggio geopolitico in maniera epica. grazie!

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