I have a dream

imagesCinquanta anni fa a Washington, dal Lincoln Memorial, Martin Luther King pronunciava il suo famoso discorso, passato alla storia con le parole “I Have a Dream”. Oggi l’America ha un presidente di origini africane e i neri negli Stati Uniti occupano posti importanti nell’amminisrazione e nelle imprese private.

Il ministro della giustizia americano, Eric Holder, ha ricordato che senza quel discorso di Martin Luther King nè lui, nè Obama occuperebbero oggi i posti che occupano. E’ senz’altro vero e non voglio affatto disconoscere i progressi dell’umanità nel campo della discriminazione. Credo però che bisogna sempre evitare la celebrazione fine a se stessa e la ritualità del ricordo. Gli anniversari sono utili se ci consentono di verificare il percorso compiuto e misurare la strada che c’è ancora da fare.

Cinquanta anni fa in America il tasso di disoccupazione era del 5% tra i bianchi e più del doppio, 10,9%, tra i neri. Oggi è il 6,6% tra i bianchi e il 12,6 tra gli afro-americani. Negli ultimi trenta anni il 13% dei bianchi non ha avuto assistenza sanitaria. Tanti, tantissimi, troppi. Ma pur sempre quasi la metà rispetto al 21% dei neri. Si potrebbe continuare con altri dati (per esempio contando i detenuti bianchi e neri nelle carceri americane, o nei bracci della morte in attesa dell’esecuzione della sentenza) e si osserverebbe lo stesso fenomeno: L’uguaglianza non esiste, il gap resiste, anzi si riduce ma di poco, pochissimo.

Certo, sul piano delle leggi l’uguaglianza c’è. Non è assolutamente poco. Ma quella marcia al termine della quale Martin Luther King pronuncio il suo famoso discorso si chiamava: “The March on Washington for Jobs and Freedom”…per il lavoro e la libertà, appunto. Era una marcia molto concreta che già allora si poneva degli obiettivi non solo formali.

Gli Stati Uniti non sono l’unica realtà nella quale non si può non constatare che i successi politici e la messa al bando delle differenze sono stati quasi solo formali. La gloriosa e vincente lotta dell’African National Congress in Sudafrica ha cancellato e condannato con infamia il regime dell’apartheid. Ma la quantità di neri che subivano i suoi effetti non è diminuita di molto: la disoccupazione è al 40 per cento e chi ne soffre sono quasi esclusivamente i neri, il tasso di malati di Aids è il più alto di tutta l’Africa e sono quasi tutti neri (che perlatro non godono di assistenza sanitaria), le città sudafricane sono gravemente insicure, i livelli di delinquanza sono altissimi: le vittime e gli autori sono quasi tutti neri, le township sono abitate esclusivamente da neri…e si potrebbe continuare.

Ecco perchè temo le ricorrenze. Possono nascondere il fatto che c’è ancora strada da percorrere.

1 comment for “I have a dream

  1. Deslandes
    28 agosto 2013 at 09:51

    Condivido ogni parola di questo articolo. Avendo già vissuto in Sudafrica, ho potuto constatare come l’uguaglianza è solo formale. Nella vita quotidiana l’apartheid è ancora molto vivo in quel paese. E lo stesso succede negli USA. La strada da fare è ancora lunga. Lunghissima.

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