Il cancro del potere

La crisi centrafricana è il classico copione africano. Sempre lo stesso, sempre ugualmente drammatico, sempre ugualmente tragico per i civili. Le ultime dichiarazioni, da una parte e dall’altra parlano di guerra. I ribelli della coalizione Seleka hanno detto che entreranno a Bangui, la capitale. Il presidente Bozizè ha risposto loro che se vogliono battaglia lui non si tira indietro.

Di questa crisi si conosce già il finale: Il regime del presidente Bozizè è finito. E’ chiaro a tutti ma non a lui, accecato dal potere, incurante del probabile bagno di sangue che la sua inutile cocciutagine provocherà, resiste. Questo è veramente un film già visto e che probabilmente (ahimè!) vedremo ancora.

I presidenti africani, una volta conquistato, non riescono a separarsi dal potere (scusate la generalizzazione, ma accade a molti, a quasi tutti). E’ come se nella loro testa ci fosse un mondo che non può fare a meno di loro. Anche quando rimangono da soli, anche quando tutti li hanno abbandonati loro imperterriti vanno avanti. Come se la storia non potesse nemmeno contemplare l’ipotesi di una loro assenza.

Vanno avanti, irritati con tutti, anche con il loro popolo – che hanno vessato fino a poco prima – perché non li difende, perché non si immola per mantenerli al potere.

A volte si salvano perché l’ultimo fedele collaboratore – un segretario, un consigliere – riesce a farli salire sull’ultimo aereo, sull’ultimo elicottero. In quei momenti, se avessero ancora tutto il potere dei momenti migliori, quel collaboratore rischierebbe la testa, colpevole di non avere creduto all’invincibilità del suo sovrano.

Oggi è Fraçoise Bozizè a recitare quella parte. Me lo vedo, nel suo palazzo a Bangui, indignato per il fatto che Parigi lo ha abbandonato, indignato per il fatto che l’incaricato d’affari francese si è negato più di una volta, indignato perchè l’inviato dell’Unione Africana gli ha consigliato di andarsene. Gliela farà pagare a tutti! Non crederanno certo di poterlo liquidare a quel modo?

Mentre Bozizè recita la sua parte, anche gli altri protagonisti recitano la loro: gli arroganti leader dei ribelli, che si sentono già vincitori, i presidenti dei paesi vicini che stanno già preparandosi a riconoscere i nuovi vincitori. Anche le comparse, cioè i civili, recitano la loro, di parte. Sempre la stessa, la più difficile, la più rischiosa.

 

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