Il caso di Anis Amri: più frontiere più sicurezza. Ma è proprio vero?

La vicenda del terrorista tunisino che ha travolto con un Tir il mercatino di Berlino facendo dodici morti rischia di diventare controproducente per tutte le vicende legate alla questione immigrazione. Media, politici, analisti adesso criticano, protestano, si indignano per il fatto che Amis Amri abbia potuto colpire Berlino, fuggire per tutta la Germania, attraversare il confine con la Francia e poi quello con l’Italia senza essere riconosciuto e catturato.

C’è già chi strilla per chiedere maggiori controlli, chiusura delle frontiere, abolizione o sospensione di Shengen. Se costoro verranno ascoltati l’Europa di fatto farà un passo indietro e la vita dei migranti si farà più difficile. Si sa che molti di loro, costretti a restare in Italia dopo il loro arrivo, vorrebbero raggiungere altri paesi europei, cioè vorrebbero muoversi. Non potranno. Inoltre quei paesi, come l’Ungheria e l’Austria, che hanno adottato politiche di chiusura totale delle loro frontiere con barriere, muri e reticolati finiranno per vedere tollerate o addirittura approvate le loro decisioni.

Ecco. L’Europa avrà infine fatto un passo indietro. E con un aggravante: che quei provvedimenti restrittivi saranno del tutto inutili a fermare il terrorismo e i movimenti di chi volesse fare attentati in Europa.

I fatti di questi giorni dovrebbero indurci ad adottare politiche più realistiche, ad abbuffarci meno di enfasi. Dovremmo, insomma, partire dalla consapevolezza che le nostre sono società fragili, che il terrorismo è l’arma perfetta per le guerre asimettriche e che dunque dovremo, necessariamente, convivere con una dose di terrore.

Dovremmo essere consapevoli che se esigiamo più controlli alle frontiere diamo una picconata all’Europa. Del resto cosa significa più controlli? Una foto segnaletica spesso non serve a far riconoscere le persone, se non con un attento esame. Chi ha provato a salire su un TGV o su un aereo sa bene che controlli troppo scrupolosi non se li può permettere nessuno: le compagnie, le dogane e i passeggeri stessi.

Chi chiede più controlli per il fatto che Anis Amri abbia varcato tre frontiere di fatto chiede che comunità sempre più piccole vigilino sulla sicurezza dei cittadini. E allora perché non chiedere controlli anche alla frontiera tra Lombardia e Piemonte? O magari introdurre controlli per chi esce dalle città o vi entra? Insomma rassegnamoci: vivere liberi significa assumerci responsabilmente qualche rischio che, peraltro, dal punto di vista statistico è ben poca cosa.

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