Il colera a Kinshasa: crescita o sviluppo

Un quartiere periferico di Kinshasa

Un quartiere periferico di Kinshasa

Sono già più di 500 le vittime dell’epidemia di colera che sta colpendo la Repubblica democratica del Congo. Lo ha reso noto l’Organizzazione mondiale della sanità, annunciando che si sta preparando a lanciare una campagna di vaccinazioni che, solo nella capitale Kinshasa, dovrebbe riguardare almeno 300.000 persone residenti nelle zone più a rischio della megalopoli.

In Congo il colera è endemico ma normalmente la malattia si sviluppa nell’est del Paese. Negli ultimi mesi però l’infezione si è spostata a ovest seguendo il corso del fiume Congo e ha raggiunto Kinshasa per la prima volta in cinque anni. Dall’inizio dell’anno sono state segnalate ben 18.000 persone contagiate.

Il colera è un indicatore del degrado delle periferie delle megalopoli e delle regioni remote. Si sviluppa soprattutto con l’acqua. O meglio, quando l’unica acqua disponibile non è potabile ed è inquinata dai batteri che sviluppano la malattia.

Di fatto questa notizia significa che una città come Kinshasa, cresciuta in modo abnorme negli ultimi anni grazie soprattutto agli ingenti investimenti cinesi e orientali, non è cresciuta in modo altrettanto forte nei servizi che lo stato dovrebbe offrire ai cittadini, cioè luoghi sicuri, puliti e igienici nei quali vivere.

E’ uil solito discorso che ci fa confondere la crescita economica con lo sviluppo. La prima è semplicemente una misurazione asettica, un numero assoluto che spesso è addirittura fuorviante. Il secondo è invece qualcosa di più profondo, legato al benessere delle popolazioni ottenuto grazie all’economia e alla distribuzione della ricchezza.

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