Il grande Sudan

Nel grande caos di quello che era il più vasto paese africano, cioè il Sudan – oggi diviso in due dopo la nascita del Sud Sudan – rischia di passare inosservata una notizia che invece è molto importante.

Da giorni Khartoum è attraversata da manifestazioni e proteste contro il regime del presidente Omar Al Bashir, ricercato per crimini di guerra dalla Corte Internazionale dell’Aja. Chi protesta lo fa per l’aumento vertiginoso dei prezzi dei generi alimentari causato dalla crisi economica globale, alla quale il regime ha risposto con le solite ricette impopolari, cioè tagli indiscriminati e austerità.

La crisi per il regime è aggravata dall’indipendenza del Sud Sudan che ha fatto crollare di ben oltre la metà la produzione di petrolio di Khartoum, con conseguente diminuzione di entrate e di preziosa valuta straniera. Le proteste – che, oltre Khartoum, infiammano città come El Obeid, Omdurman, Port Sudan, Damazin – hanno una certa analogia con le proteste nel mondo arabo: chiedono democrazia e libertà ad un regime corrotto e apparentemente eterno. Ma hanno anche una dinamica politica interna non trascurabile dato che per partiti, gruppi, lobby, associazioni, società civile e per gli ambienti religiosi islamici il regime di Omar Al Bachir è sempre più ingombrante e anacronistico.

Le opposizioni politiche sembrano avere messo da parte gli indugi, nonostante la repressione implacabile e sono in corso manovre e alleanze alternative. A tutto questo va aggiunto che Khartoum è ormai impegnata in una vera e propria guerra di frontiera con il Sud Sudan. Guerra combattuta per il controllo dei ricchissimi giacimenti di greggio. Insomma tutto lascierebbe pensare che nel paese dei più bei tramonti del mondo (come dimostra la foto) qualcosa potrebbe essere sul punto di cambiare.

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