Il Ku Klux Klan ai tempi di Obama (con rettifica)

Dopo la pubblicazione di questo post apprendo che la polizia propende per l’ipotesi che non ci siano stati membri del KKK a dare fuoco a Sharmeka ma che lei abbia fatto tutto da sola. Meglio così. Meglio, cioè, che il movente di quanto è accaduto non sia quello del razzismo. Ho però deciso di lasciare integrale il post pubblicato qualche ora prima. Lo trovate qui sotto. Il caso di Sharmeka sarebbe stato eclatante, ma sui tavoli dei giornali arrivano ogni giorno notizie di fatti di razzismo. Subdolo, tacito, occulto ma di razzismo. 

Forse non riguarda l’Africa, ma in questo blog dedicato all’Africa non posso proprio lasciar passare sotto silenzio la vicenda di Sharmeka Moffit, la ragazza bruciata da membri del Ku Klux Klan negli Stati Uniti, in Louisiana, che ora lotta tra la vita e la morte in ospedale con il corpo largamente ustionato. Non mi soffermo sui dettagli, che tutti conosceranno, ma voglio proporre una riflessione.

Sono quasi certo che nei commenti negli Stati Uniti, e forse anche in Europa, qualcuno dirà che è eccessivo parlare di razzismo diffuso, che si tratta di un episodio isolato, che il Ku Klux Klan è un fenomeno residuale, che i suoi membri sono folli, fanatici criminali come ce ne sono molti.

Qualcosa di molto simile era stato detto anche per Abba, il giovane italiano originario del Burkina Faso, ucciso a Milano a sprangate da padre e figlio che lo accusavano di avere rubato dei biscotti nel loro negozio. Anche in quel caso non si sarebbe trattato di razzismo, i due assassini – è stato detto – avrebbero preso a sprangate anche un ragazzo bianco se si fosse macchiato della colpa di Abba. Quello – si disse – fu un episodio di violenza in una città che conosce molti fatti di violenza e di criminalità.

Io non ci sto! Voglio chiamare questi avvenimenti con il loro nome, cioè episodi dettati da un razzismo latente che ancora si annida nelle pieghe delle nostre società. Razzismo che a volte viene caldeggiato da diversi fattori: dalla miseria, dalla precarietà, dall’ignoranza, dalla competizione per le risorse, da leader politici (non necessariamente estremisti di destra) che lo usano per i propri fini.

C’è una sorta di razzismo anche nel mondo dell’informazione: quando nei media non si pubblica nemmeno la notizia di una bomba esplosa in Nigeria che ha fatto decine di morti (o lo si fa solo se sono cristiani) e si dà grande risalto a due soldati uccisi in Afghanistan. Eh si, anche quello è razzismo, latente, più giustificabile, comprensibile ma razzismo. Tradotto quel comportamento significa che i morti bianchi hanno un valore e gli altri un valore inferiore.

Non so per quale collegamento mentale ma, di fronte alla notizia di Shameka Moffit, mi viene in mente il caso di Rosa Parks, la sarta nera che nel 1955 si rifiutò di cedere il posto su un autobus ad un bianco, dando così origine al boicottaggio degli autobus di Montgomery in Georgia di cui divenne leader Martin Luther King.

Forse mi viene in mente perché oggi il razzismo non è più evidente e chiaro come quando c’era l’apartheid sui mezzi di trasporto negli Stati Uniti. Oggi – nonostante a capo degli Stati Uniti ci sia un presidente nero – il razzismo è ancora un cancro che agisce, che si diffonde, che colpisce. E forse come allora c’è bisogno gesti eclatanti, nel mondo dell’informazione, della politica, della religione.

1 comment for “Il Ku Klux Klan ai tempi di Obama (con rettifica)

  1. Markus
    24 ottobre 2012 at 12:11

    Più che una rettifica all’articolo ne avresti dovuto scrivere uno nuovo sui disonesti che diffondono le “hate crime hoax”, le bufale a sfondo razzista che, ad esempio in una società come quella americana scatenare proteste e violenze di piazza, magari con vittime.

    Non molto tempo fa un’altra americana, Charlie Rogers, lesbica, in lacrime aveva denunciato l’aggressione dentro casa di 3 uomini mascherati che l’avrebbero denudata e poi coperta di insulti. Tutto falso.

    E neppure in Italia mancano i casi.

    Le motivazioni di questi volgari falsi, di queste truffe criminali, credo siano più che chiare a tutti, stimolare nelle masse una “vicinanza” verso determinate lobby.

    Decisamente una tattica sbagliata, se si viene scoperti. Se sei disonesto devi cautelarti e cercare di non essere scoperto.

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