Il mercato dei miracoli

Al mercato l’Africa si rivela. Sorride, parla, racconta. Se c’è il mercato non c’è la guerra. Se c’è il mercato c’è qualcosa da vendere o da comprare. Insomma il mercato è la vita. L’osservatore attento dal mercato ricava informazioni, indizi. Al mercato si percepisce la temperatura della società. Mi è capitato innumerevoli volte di capire dal mercato come stanno le cose. Così, in qualunque posto arrivo, non mi privo mai di un giro al mercato.

In Somalia è famoso il mercato Barakat, una bolgia infernale in una città surreale, Mogadiscio. Una delle principali merci che vi si possono acquistare sono le armi. Ricordo qualche tempo fa, quando la situazione in Somalia non aveva speranze, che al Barakat Market vidi un venditore di kalashnikov che aveva allineato nella sua baracca una quarantina di queste micidiali armi automatiche. Stava trattando con un potenziale acquirente l’acquisto dell’intera partita corredata da caricatori e munizioni di cui il venditore vantava la recente fabbricazione. Seppi che l’affare fu concluso. Quanti morti e feriti avrà prodotto quell’affare?

In Angola Roque Santeiro era un mercato immenso. Un magma che viveva di vita propria frequentato ogni giorno si diceva da un milione di persone. Luanda, la capitale, praticamente viveva perchè c’era il Roque. Si poteva comprare di tutto: dai peperoni ai mortai, dalle sospensioni delle auto (di qualunque marca) ai killer su commissione. Mi affascinava il nome: Roque Santeiro era il nome dell’eroe di uno sceneggiato televisivo brasiliano che andava in onda sulla TV angolana. Lui era una sorta di Robin Hood, un gangster moderno che rubava ai ricchi per distribuire ai poveri. Battezzare un mercato con quel nome era una opera d’arte. Oggi Il Roque non c’è più, spianato dalle autorità che hanno fatto residenze per gli arricchiti angolani.

Goma è una città perennemente sotto tensione. Proprio in questi giorni è minacciata dall’ennesima guerra del Kivu, regione orientale congolese ricchissima di materie prime minerarie e ricchissima di profughi fuggiti dai villaggi circostanti minacciati dalla guerra. Al mercato c’è di tutto ma spesso i venditori si devono riportare a casa la loro merce: l’economia è bloccata e ai profughi e alla popolazione manca il denaro per acquistarla. Ecco un paradiso trasformato in un inferno: una cittadina bellissima situata su un lago, il Kivu, nel quale abbonda il pesce, all’equatore, a 1400 metri di altezza, con un clima salubre e una popolazione che sa sorridere anche quando non può comprare e non riesce a vendere. Nella sezione Foto Parlanti di questo blog tre foto che raccontano questo Paradiso/Inferno.

2 comments for “Il mercato dei miracoli

  1. Hassan Ahmed
    21 ottobre 2012 at 20:47

    Il mercato si chiama Bakar o Bakaraha. Al Barakat era una specie di banca che trasferiva i soldi degli emigrati somali e che venne chiusa dagli americani dopo la facenda delle due torri. Comunque, complimenti per il bel lavoro che stai facendo. Leggo sempre con interesse i tuoi articoli. Sei uno dei pochi giornalisti italiani che scrive di Africa in Africa e che vive con la gente.

  2. giorgia
    20 dicembre 2012 at 20:28

    Il mio mercato, quello che voglio condividere con voi, è quello di Nouakchott, capitale della Mauritania… Aria di affari, incontri, sguardi, odori e sapori che ancora oggi porto nel cuore… Grazie per le bellissime immagini che ci regali…

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