Il mio premio Nobel

indexHo assegnato, con un servizio su Radio Popolare, il mio Premio Nobel per la Pace alle pattuglie marittime di “Mare Nostrum”.

L’ho fatto perché questi uomini e donne hanno salvato migliaia di vite umane dalla morte in quel Mare Mediterraneo che definiamo, da secoli, nostro. Del quale, dunque, dovremmo essere responsabili.
L’ho assegnato a loro perché hanno lavorato in silenzio, con competenza applicando quel semplice “codice del mare” che dovrebbe valere anche sulla terra ferma.

Quel codice dice che i naufraghi vanno salvatio, che le persone in difficoltà vanno aiutate, indipendentemente da chi sono, da dove vengono, e dove vanno.

Ecco, le pattuglie di Mare Nostrum hanno fatto semplicemente questo. Una cosa naturale che nel nostro mondo imbarbarito sembra straordinaria. Lo hanno fatto senza aspettarsi ringraziamenti e senza chiedere voti. Meritano il Nobel, non c’è dubbio.

7 comments for “Il mio premio Nobel

  1. carla leonelli
    11 ottobre 2014 at 16:01

    Condivido pienamente!

  2. Enrico Muratore
    12 ottobre 2014 at 07:18

    D’accordo con te

  3. Enrico Muratore
    12 ottobre 2014 at 07:18

    D’accordo con te

  4. martina
    12 ottobre 2014 at 12:42

    E’ giusto e doveroso aiutare le persone in difficoltà, indipendentemente da chi sono e da dove vengono . Trovo sbagliato incentivare la gente a lasciare i loro luoghi , per poi farla arrivare in altri a fare una vita poco dignitosa; cosi come è sbagliato e spregevole che ci siano persone che su questioni sociali delicate e difficili come queste facciano speculazioni

    • Ivan
      14 ottobre 2014 at 19:17

      Più che d’accordo con te. Evitiamo l’ipocrisia, e come per l’articolo sull’ebola, concentriamo gli aiuti dove servono evitando di passare dalla miseria alla mancanza di dignità. Lo stipendio medio di un operaio (per i pochissimi fortunati che hanno un lavoro) in molti paesi africani è di 50 euro al mese… qui ne spendiamo molti di più per un solo giorno a persona. Ma la domanda più importante è: quale futuro offriamo a queste persone? C’è un progetto per il loro avvenire? Quante altre strazianti cerimonie dovremo vedere prima di capire che la soluzione del problema viaggia su un’altra strada?

  5. 13 ottobre 2014 at 12:48

    D’accordissimo con te, ma anche con la scelta del comitato del Nobel, a difesa dei diritti dei bambini e premiando insieme un indù e una musulmana, un indiano e una pakistana…

  6. paolo
    13 ottobre 2014 at 16:49

    Raffaele, sei grande! Sei proprio l’arcangelo che guarisce, quello di cui la ns società ha bisogno. Ma non montarti la testa… Un caro abbraccio. PaCo

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