Il Papa, la dittatura e la rivoluzione

PAPA copiaSembra accertato. Dopo una giornata di lavoro alla ricerca di testimoni e interviste, pare proprio che la vicenda della collusione di Papa Francesco con la dittatura dei generali argentini fosse una esagerazione. Il neo Ponefice ai tempi era semplicemente il provinciale dei gesuiti e non un alto prelato. Probabilmente si è comportato restando all’interno dei binari che la Chiesa, intesa come la gerarchia prevalente in Vaticano, in questi casi segue normalmente. Cioè adottando una posizione neutra, come se non stesse nei propri doveri intervenire.

Ci sono preti e vescovi che hanno preferito una posizione più attiva: Monsignor Romero, il vescovo brasiliano Helder Camera, solo per citarne qualcuno…

Ecco, Papa Bergoglio non fa sicuramente parte di questa categoria. Del resto non bisogna cadere dalle nuvole: non si diventa Papa gratis. Nelle istituzioni come la Chiesa non ci sono colpi di scena, non si arriva al vertice se non si è data prova di saper conservare l’impalcatura.

Non solo la Chiesa è così, ma anche le nazioni, le organizzazioni politiche e quelle economiche. Ciò non significa che non si possa ugualmente imprimere una svolta, che non si possano imporre dei cambiamenti, anche radicali: è l’arte della politica e della diplomazia quella di saper individuare lo spiraglio giusto per aprire una breccia e far diventare una svolta un passaggio condiviso e accettato.

Da questo punto di vista penso che questo Papa non sarà un Pontefice intermedio, cioè un fantasma di passaggio. Penso che nel suo pontificato si possano verificare cambiamenti. Voglio pensare che sarà come Barak Obama negli Stati Uniti: nulla di rivoluzionario, nessuna picconata decisiva alla Casa Bianca, alle lobby di potere ma una politica fatta di azioni e messaggi che fanno intravvedere un possibile mondo diverso da raggiungere.

Per quanto riguarda l’Africa ricordo il discorso ad Accra di Barak Obama. Era il primo presidente nero degli Stati Uniti che parlava all’Africa e fece un discorso inaspettato: contro la corruzione dilagante, contro i presidenti che non lasciano più il potere, contro classi politiche incapaci di distribuire la ricchezza. Un discorso forte che certo non piacque alle imprese americane e alle multinazionali che in Africa devono ottenere commesse, concessioni di sfruttamento, di prospezione e di commercializzazione. Ma Obama fece quel discorso che, successivamente, viaggiando in Africa personalmente ho sentito citare molto spesso.

Ecco mi piacerebbe che anche questo Papa facesse qualcosa di simile. Per la Chiesa un comportamento di questo tipo sarebbe ancora più appariscente. Staremo a vedere.

1 comment for “Il Papa, la dittatura e la rivoluzione

  1. 15 marzo 2013 at 14:45

    sottoscrivo!

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