Il pasticcio del Mali

E’ un vero e proprio pasticcio la crisi in Mali. Un pasticcio nel quale la cosiddetta comunità internazionale, la comunità degli stati della regione, le potenze europee – Francia in primo luogo – e occidentali sembrano incapaci di prendere l’iniziativa.

A condurre i giochi, a dettare l’agenda sembrano invece essere in continuazione i gruppi dell’integralismo islamico che hanno occupato il Nord del paese. Evidentemente l’altro fronte non ha una visione univoca sui tempi di un intervento, sul mandato da assegnare alle truppe, sulla strategia militare e politica da adottare e, infine anche su una exit strategy. Su una cosa sono tutti d’accordo: che in prima linea in un eventuale intervento militare ci sia l’esercito maliano e che i militari che comporranno la forza multilaterale avranno prima di tutto una funzione di appoggio e sostegno logistico ai soldati di Bamako.

Le ultime notizie parlano di una avanzata degli jihadisti verso Bamako. Insomma sono ancora una volta questi ultimi a prendere l’iniziativa. Gli altri protagonisti sono costretti a seguire. La confusione sotto il cielo del Mali è grande. Nel nord i gruppi islamici sembrano ormai installati e appaiono sempre più variegati: c’è Al Qaeda per il maghreb Islamico, Il Movimento per l’Unicità e il Jihad, ci sarebbero anche combattenti caucasici e mediorientali, militanti della setta nigeriana Boko Haram e miliziani somali di Al Shebab.

Sull’altro fronte c’è una missione internazionale ancora tutta da formare, certamente con truppe dei paesi dell’Africa Occidentale e l’autorizzazione di una risoluzione Onu. Ma con regole di ingaggio vaghe, con un comando ancora tutto da decidere, e un mandato altrettanto vago. Non sono le premesse migliori per una missione militare che invece ha bisogno di un comando deciso, riconosciuto, con obiettivi chiari e raggiungibili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *