Il pericoloso presidente e l’Imam che difende i diritti umani

In Gambia un imam che ha criticato alcune decisioni del governo, e in particolare la recente esecuzione di nove condanne a morte, è detenuto da giorni in una prigione di Banjul senza che familiari o avvocati possano incontrarlo. Si tratta dell’imam della moschea di Kanifing, Baba Leigh, che aveva preso posizione su una serie di questioni delicate. Secondo gli attivisti della Lega per la difesa dei diritti umani in Senegal e in Gambia, il religioso è stato prelevato nella sua abitazione da uomini in abiti civili che si sono presentati come agenti dei servizi segreti.

Fin qui le informazioni. Ho deciso di riprenderle per due ragioni: in primo luogo per la notizia in se. Il Gambia è un piccolo paese dell’Africa occidentale, incuneato nel territorio del Senegal. È governato dal presidente Yahya Jammeh, che ha assunto il potere grazie a un colpo di Stato nel 1994. Una delle voci più importanti dell’economia è l’esportazione di arachidi. Un’agenzia specializzata dell’Onu, però, ha di recente sottolineato il peso crescente del narcotraffico che, con la compiacenza delle autorità locali che realizzano enormi guadagni personali, ha fatto diventare questo piccolo paese una delle principali stazioni di passaggio delle droghe latinoamericane in viaggio per l’Europa. Il Gambia ha un presidente surreale, anzi pericoloso. In un discorso pubblico alla televisione di stato ha minacciato direttamente qualunque tipo di opposizione cin queste parole: “Se voi credete di poter collaborare con i sedicenti difensori dei diritti e di uscirne fuori senza intoppi, state completamente sognando. Io vi ucciderò e non sarete arrivati a nulla. Non tollereremo che della gente si atteggi a difensore dei diritti umani a detrimento del nostro Paese. Se siete legati ad un gruppo di difesa dei diritti umani, quale che sia, siate sicuri che la vostra sicurezza personale non sarà garantita dal governo. Siamo pronti ad uccidere i sabotatori”. Insomma tra il pericoloso presidente e il narcotraffico il Gambia risulta essere uno stato mafioso a tutti gli effetti.

Il secondo motivo per cui ho deciso di riprendere questa notizia è che ad opporsi alle condanne a morte, a mettersi in primo piano a sfidare le minacce di Yahya Jammeh è un imam, un religioso islamico. La domanda è: come mai questo Islam coraggioso non ci arriva mai? Nella informazione che raggiunge i nostri media, Islam è quasi sempre sinonimo di attentati, di kamikaze, di lapidazioni, di sequestri di persona. Ecco, questa notizia ci dice che l’Islam non è solo questo, ci dice che è una galassia (come il cristianesimo, del resto) all’interno della quale c’è di tutto. Ci dice che la religione spesso viene usata da chi difende interessi inconfessabili e che questa operazione viene fatta, da una parte e dall’altra, plagiando quel bisogno di trascendenza che è insito nell’animo umano.

 

 

1 comment for “Il pericoloso presidente e l’Imam che difende i diritti umani

  1. 14 dicembre 2012 at 08:21

    Acutissima riflessione Raffaele. In molti sono stati capaci di seminare in questi anni l’assioma islam=fondamentalismo. Descrivendo l’islam come una sorta di barbara religione. Paradossalmente questo atteggiamento ha danneggiato proprio la parte più “normale” dell’islam e ha favorito l’estremismo. Ma tornando al Gambia, abitavo lì il 22 luglio 1994 quando Jammeh, assieme a un gruppo di giovani militari, prese il potere. La popolazione salutò con entusiasmo la fine della classica finta democrazia che da trent’anni reggeva il paese. Le cose poi lentamente sono scivolate verso una vera e propria forma di pericolosa dittatura (le 9 condanne a morte eseguite sono solo l’ultimo episodio di questo processo). Ma, la cosa ancora più curiosa e che Jammeh si è recentemente convertito all’islam……
    Gianfranco, Sancara

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