Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: l’anniversario di una esecuzione

imagesSono passati diciannove anni. Tanti. Eppure l’assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin è ancora una ferita aperta. Non mi dilungo sui motivi che sono conosciuti. Mi preme però ricordarne uno che viene citato meno di altri, cioè la Somalia stessa. L’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, oltre a non essere un caso chiuso perché non è mai stata trovata la verità, non è mai stato chiuso perchè il caso Somalia non si è mai chiuso. Anzi, dai primi anni novanta la Somalia è diventata sempre più un buco nero nel quale sono stati inghiottiti tanti segreti italiani.

L’ultimo decennio del secolo scorso si apriva in Somalia con un dittatore, Siad Barre, assediato dalla guerra civile capeggiata da Mohamed Aidid, generale ed ex ambasciatore in India.

Di guerre civili l’Africa è piena ma quella somala aveva una particolarità: invece di andare verso una pur lenta, magari artificiale e precaria chiusura, ad ogni tentativo di mediazione si complicava sempre più.

Dai due artefici iniziali, Siad Barre e Aidid, come in una bomba a frammentazione, nascevano sempre nuovi personaggi, sempre nuovi capi di tribù, clan e famiglie. Il risultato fu che in capo a pochi anni quella somala era diventata una guerra di tutti contro tutti. Il paese era frammentato, appunto, in una composizione di fazzoletti di terra ognuno controllato da un signore della guerra, con il suo esercito di ragazzini armati, con il suo potere contrattuale, con il suo modo di “regnare” sui poveri civili che non avevano scelta se non cedere alla violenza, al soppruso, alla logica della guerra.

Questi signori della guerra, a loro volta, avevano bisogno di armi, denaro, riconoscimento politico e sono diventati un vero pozzo senza fondo nel quale i politici italiani hanno gettato risorse per cercare una mediazione impossibile e anche misfatti.

La classe politica italiana aveva essenzialmente bisogno di una cosa: una sponda in Somalia che fosse in continuità con il regime di Siad Barre e che quindi non rivelasse gli inquietanti segreti che l’ex dittatore si era portato dietro. Ottennero: denaro, aiuti, anche armi e, nei tentativi di mediazioni nei quali l’Italia era sempre in prima fila, ottennero anche riconoscimenti politici. Molti di loro infatti divennero ministri, vice ministri, sotto segretari di governi che non avevano chiaramente futuro, addirittura che si riunivano fuori dalla Somalia.

Il messaggio per tutti questi personaggi era chiaro: il mestiere di signore della guerra pagava. E così in un paese come la Somalia, che si regge su un equlibrio infinito di tribù, clan e famiglie, i signori della guerra si moltiplicarono.

A quel punto la Somalia era perduta al consesso internazionale e in quel buco nero ormai irrecuperabile finirono, appunto molti segreti: finanziamenti occulti, eliminazione di rifiuti tossici, traffici di armi. Sull’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, per esempio, non è mai stato possibile svolgere una inchiesta vera in Somalia.

Oggi, dopo che in Somalia è intervenuta (quasi sotto il silenzio internazionale) una missione che non aveva niente da invidiare alla Hollywoodiana Restore Hope dei primi anni novanta, forse questo paese è diventato un po’ più frequentabile. E forse oggi su alcuni misteri italiani, compreso l’assassinio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, si potrà andare a cercare qualche frammento di verità in più.

1 comment for “Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: l’anniversario di una esecuzione

  1. attilio
    24 marzo 2013 at 00:51

    mi piacerebbe saperne di più, ci sono libri o altro materiale? anche poche ma esaudienti parole

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