Immaginare l’orrore di Boko Haram

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Provo a immaginare l’orrore. Provo cioè ad immaginare come si fa a mettere dell’esplosivo sul corpicino di una bambina di dieci anni e mandarla in un mercato a farsi saltare in aria.
Deve essere andata così: un uomo, sicuramente con la voce suadente ma decisa, ha chiamato la bambina e le avrà fatto i complimenti per il fatto di essere una buona musulmana. “Il profeta è molto contento di te” – le avrà detto. Poi le avrà decantato la bellezza e la gioia di incontrarlo, il profeta. “Vuoi vederlo Fatima? Lui ti vuole incontrare. È impaziente di vederti” – le avrà detto. Intanto lì vicino qualcuno armeggiava con l’esplosivo, preparava i panetti di gelatina e i fili per collegarli.

Qualcun’altro avrà chiamato i genitori della piccola, due buoni fedeli. Due seguaci del Profeta dei quali ci si può sicuramente fidare. Potrebbe anche essere che siano stati loro stessi a consegnare Fatima, a renderla disponibile per il martirio, a fare il suo bene per l’eternità.

Immagino, ma non credo di essere molto lontano dalla realtà, che a mettere materialmente l’esplosivo sul piccolo corpicino di Fatima sia stata la madre. Gli uomini non perdono tempo con queste incombemze. Certamente poi qualcuno, con occhio esperto, attento al marchingegno e disinteressato alla bambina, avrà controllato che tutto era a posto.

Fatima, con gli occhi sgranati, grandi e scuri come solo quelli delle bambine africane sanno essere, avrà pensato ad un gioco. Che emozione di fronte a tutti quegli adulti, anche gli uomini! che si interessano a lei, che bel gioco! Chissà quando accadrà di nuovo. Volete che una bambina di dieci anni possa immaginare un gioco che la faccia morire? E poi, morire? Cosa significa per una bambina di dieci anni?

Infine è venuta la parte più difficile: “Fatima adesso devi andare al mercato… Sì, da sola. Abbi fede, il Profeta ti aspetta al mercato, sarà contento di te, sarà bellissimo”. La bambina è titubante. Si sa, con la protezione dei grandi si fanno anche i giochi difficili, ma da soli… Eppure la voce suadente dell’uomo è convincente, e allo stesso tempo decisa, non ammette repliche, tantomeno piagnistei.

La bambina va… fa pochi passi, si volta. Ha paura, una paura che non riesce a riconoscere, una paura che non ha mai avuto. Ma gli occhi dell’uomo sono fermi e non ammettono repliche. Fatima guarda la mamma, poi il babbo. Tutti gli occhi la spingono verso il mercato, dove c’è il Profeta che l’aspetta. Fa ancora qualche passo, prende coraggio. Si volta ancora, questa volta sorride, i denti di un bianco smagliante risaltano sulla pelle scura. Si immette nel mercato, è tra le bancarelle, riesce ancora a voltarsi e a cercare con lo sguardo la mamma…un uomo, con freddo tempismo, a distanza, aziona il detonatore. Il sorriso di Fatima viene inghiottito da un bagliore e poi dal fumo. Grida, sangue, polvere, gente a terra…

Qualcuno mi vuole convincere che questa è religione? Che questa è una religione che ha a che fare con Dio? Di certo i profeti di questa religione meritano ben più che le… “offese” delle vignette di Charlie Hebdo.

1 comment for “Immaginare l’orrore di Boko Haram

  1. 14 gennaio 2015 at 13:20

    Bravo, l’articolo sulle bambine, era doveroso. Anche per un altro motivo, sono stanca di sentire dire nei servizi Bambine Kamikaze. Tu che hai scritto così bene come le cooptano, sai meglio di me perchè. Pubblicherò qualcosa nel mio sito per i giornalisti. Non sono kamikaze!
    Paola Pastacaldi

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