Immigrazione: i modesti dati dell’invasione

Sono usciti i dati di Frontex sull’immigrazione nel 2016: 181 mila gli arrivi in Italia, praticamente con un incremento di meno del 20% rispetto all’anno precedente. Insomma cifre che non dovrebbero fare gridare allo scandalo o all’emergenza. Gli arrivi in Europa sono, di fatto una immigrazione africana e la pressione proviene dai soliti paesi, direi tre sostanzialmente: Nigeria in primo luogo per un motivo comprensibile, direi statistico: è il paese più popoloso del continente, quasi 200 milioni di abitanti ed è un paese con molti punti critici, a cominciare dal nord est dove opera la famigerata setta jihadista di Boko Haram che ha prodotto una crisi umanitaria catastrofica che si sta consumando praticamente nel silenzio. Ci sono circa cinque milioni di persone a rischio fame, praticamente profughi, sfollati interni o rifugiati che hanno lasciato i propri villaggi per timore degli attacchi dei miliziani di Boko Haram ma anche per le violazioni dell’esercito che non è da meno.

Poi c’è un paradosso: il piccolo Gambia, meno di due milioni di abitanti, una strisciolina di terra che è una enclave all’interno del territorio del Senegal. Eppure questo paese è il secondo, dopo la Nigeria, a sfornare migranti verso l’Italia e l’Europa. Il problema che è governato da un personaggio surreale, Yahya Jammeh, che ha affermato che governerà per il prossimo miliardo di anni, che ha definito il suo paese uno stato islamico e che riempie le galere di oppositori o anche di soli sospettati di esserlo. E’ al potere da 22 anni e naturalmente vi è giunto con un colpo di stato. Per i giovani di questo paese non c’è futuro ed è comprensibile che scappino, in qualunque posto (meglio l’Europa, ovviamente) ma non nel loro paese.

Infine c’è un paese storico per l’immigrazione in Italia: l’Eritrea, una sorta di prigione a cielo aperto dove per i giovani l’unica prospettiva di futuro è quella di svolgere un servizio militare obbligatorio e senza termini di tempo. I trecento morti annegati di Lampedusa nell’ottobre del 2014 erano tutti eritrei. E di eritrei si riempiono ancora i centri di accoglienza e, purtroppo, i barconi e il fondo del Mediterraneo.

Poi c’è tutto il resto dell’Africa. Paesi dove c’è una guerra senza soluzioni di continuità come il Sud Sudan o la Somalia. O paesi come il Centrafrica che non sono mai venuti fuori da un conflitto devastante. O paesi governati da dinosauri-presidenti, al potere da decenni che bloccano ogni possibile apertura come la Repubblica Democratica del Congo. Ma qui l’elenco è lungo…

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