Immigrazione: ma di quale mondo parlano i leader ai summit?

REUTERS/Damir Sagolj

REUTERS/Damir Sagolj

“La capacità dell’Europa di accogliere il flusso dei migranti è al limite. La crisi dei rifugiati è una sfida globale che richiede una soluzione globale”.

Sono le parole che il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk ha usato al G-20 in Cina per comunicare ai venti leader mondiali che partecipavano al summit quale “grave crisi” deve affrontare l’Europa. Parole però che non hanno alcun riferimento nella realtà.

L’Europa – 500 milioni di abitanti – l’anno scorso ha accolto un milione di migranti, cioè un infimo 02% della sua popolazione. L’Italia, che è il paese più esposto all’arrivo dei migranti, l’anno scorso ha accolto circa 150 mila rifugiati, qualche migliaio in meno di quanti ne aveva accolti l’anno precedente.

Ma allora, di quale Europa ha parlato Tusk al G-20 in Cina? E di quale invasione parlano quei leader politici della destra europea che dipingono un continente assediato da orde di migranti?

Di fronte ai dati questi personaggi sembrano quei criceti da laboratorio che hanno imparato che se, nella gabbia nella quale sono rinchiusi, si comportano in un certo modo ricevono un premio, del cibo. I politici hanno capito che se seminano paura (invasione, terrorismo, malattie…) raccolgono voti e, come i criceti, si comportano di conseguenza.

LO diciamo da tempo, non perché siamo più arguti di altri, ma semplicemente perché è la storia che ce lo insegna. Nessuna misura repressiva fermerà i migranti. L’unico modo per affrontare il problema è avere una vera politica dell’accoglienza, cioè gestire il fenomeno e trarne anche dei vantaggi (la vecchia Europa ha bisogno di lavoratori giovani). Ma le classi politiche non sempre affrontano i problemi a favore del bene comune. Spesso preferiscono i vantaggi politici che il travisamento della realtà procura loro in termini di consenso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *