In ricordo di Gian Paolo Calchi Novati

E’ morto il professor Gian Paolo Calchi Novati, africanista, accademico e rigoroso conoscitore non solo del continente ma anche di tutti i suoi legami con il Medio Oriente, con l’Europa e con l’Oriente. In Italia chi si è occupato di Africa non può non essere passato, in un modo o nell’altro, da lui. Chi ha partecipato ai recenti “Dialoghi sull’Africa”, il workshop annuale della rivista Africa, ha potuto ascoltarlo in uno dei suoi ultimi interventi pubblici.

Aveva il compito di raccontare la complessità dell’Etiopia di oggi, paese di cui si parla molto ma che pochi conoscono veramente nelle sue dinamiche interne e regionali. Lui lo ha fatto con un rigore invidiabile: comprensibile a tutti e allo stesso tempo rispettoso della infinita complessità dei popoli che compongono quel paese. Come per tutti i suoi studi ha saputo raccontare quel paese mettendo a fuoco personaggi, vicende e dinamiche anche particolari ma che hanno influenzato, e che influenzano, il corso generale della storia e dell’attualità.

Era già malato (e lo si vedeva) eppure ha accettato di venire alla due giorni di Africa. Ha parlato per quasi un ora (ascoltato in religioso silenzio), ha risposto alle domande del pubblico, ha fatto un extra di risposte al termine della sua conferenza, attorniato dai partecipanti, e infine se ne andato ringraziando. Poco più di un mese dopo è morto.

Mi piace ricordarlo con due definizioni, una che mi permetto di incollargli personalmente, e un altra è quella che si ricava dal suo lavoro. Parto da quest’ultima che non è altro che il titolo del suo primo libro uscito nel lontano 1964 per “Edizioni Comunità”: “L’Africa non è indipendente”. Il libro era uscito a soli quattro anni dalle indipendenze africane e quell’affermazione la diceva lunga sulla sua capacità critica. Gli anni a venire lo faranno diventare un esperto dei processi di decolonizzazione.

La seconda è che era un Non-Accademico pur essendolo fino in fondo. Cioè sapeva ricostruire la storia e le vicende della politica e della attualità senza la pomposa eloquenza (un po’ noiosa) degli accademici tutti d’un pezzo. Eppure ha lasciato il segno nel mondo accademico come in quello della politica e dell’analisi internazionale.

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