In ricordo di Henning Mankel

E’ morto Henning Mankel, giallista svedese che ha scritto di Africa, che viveva tra la Svezia e il Mozambico. La serie con cui è diventato famoso è quella che racconta i casi del commissario Kurt Wallander. Un giallista, dunque, che ha però saputo raccontare l’inquietudine di un paese di uomini appagati come la Svezia. Forse ha potuto raccontare quella inquietudine perchè conosceva anche l’Africa. Non la conosceva da scrittore, o da giornalista, o da intellettuale. No, lui ci viveva. Ci era arrivato non nella prima parte della sua vita ma quando ci arrivò l’Africa gli segnò la vita.

Negli anni settanta andò a vivere in Norvegia, sposandosi con una norvegese membro di un partito maoista-comunista con il quale collaborò pur senza mai diventarne membro.

Nel 1985 fonda a Maputo il Teatro Avenida e il Mozambico diventa la sua seconda patria e luogo di ispirazione per i suoi libri. Si risposa con Eva Bergman, figlia del grande regista Ingmar. In questi anni consolida la sua fortuna di scrittore e dopo il successo del commissario Wallander fonda una sua casa editrice con l’obiettivo di aiutare giovani talenti e per sfuggire al monopolio dei grandi editori.

Era un uomo e uno scrittore impegnato:Mankell era a bordo della Freedom Flotilla quando il 31 maggio del 2010 fu abbordata dalla Marina Militare Israeliana. Ci fu uno scontro che provocò nove morti, lui rimase illeso.
Nel gennaio del 2014 ha comunicato sul suo sito ufficiale di essere ammalato di Cancro alla nuca e a un polmone. Ha scritto una sorta di diario della sua malattia per un quotidiano svedese affermando di volerne parlare dal punto di vista della vita e non della morte.

Tra i suoi libri che parlano di Africa ci sono dei veri e propri capolavori: “Ricordi di un Angelo Sporco”, “Comedia Infantil”, “Il cervello di Kennedy”.

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