In viaggio con una gazzella

In Uganda per andare da Kampala a Musaka si prende un pulmino bianco alla periferia sud della capitale. Non serve prenotazione, il biglietto lo si fa sul posto e sull’ora di partenza non ci sono informazioni precise. Si sa solo che il pulmino parte sicuramente ogni giorno e scarica a destinazione ben più viaggiatori di quanti ne potrebbe portare. Quando arrivo sul posto comprendo subito perché mancano informazioni sugli orari di partenza e di arrivo: il pulmino non c’è ancora. In compenso il proprietario del baracchino che vende frittelle, sigarette, sapone, lamette, acqua, coca, etc., mi assicura che arriverà. E infatti arriva che sono ancora l’unico passeggero. Chiedo timidamente all’autista quando più o meno saremo a destinazione. Lui mi sorride e alza le spalle: non lo sa, e un minuto dopo dorme accasciato al posto di guida.

Mi accomodo sulla poltroncina meno sbrecciata, vicino al finestrino. E poco dopo cominciano ad arrivare i miei primi compagni di viaggio. Arrivano in successione. Un signore con un abito nero e il viso triste; una donna giovane con due bambini, uno legato sulla schiena, l’altro, sei anni circa, da sopprimere per eccessiva vivacità; due donne cariche di fagotti, ognuna con tre galline vive legate per le zampe; un ragazzotto con la maglietta di Batman; altri tre ragazzotti amici di Batman; tre donne: una anziana, una di mezza età, una giovane, tre generazioni; due uomini che trasportano a fatica una specie di cassapanca. Tutta questa folla arriva nell’arco di un ora e io mi trovo sepolto sulla mia poltroncina con il ragazzino vispo che, vinta la soggezzione dell’uomo bianco, decide che vuole stare vicino al finestrino e mi monta senza riguardi sulle gambe. Comprendo la completa incertezza sugli orari: si parte solo quando l’autista decide che il pulmino è pieno abbastanza. Qualcuno lo sveglia dal suo torpore, lui si guarda indietro e mette in moto. Si va, finalmente.

Prima fermata. dopo una ventina di minuti circa. Non scende nessuno, sale invece una splendida ragazza vestita a festa, con un tailleur azzurro, scarpe di vernice, gonna bianca. Sul viso scuro risalta una fila perfetta di denti bianchi smaglianti. Mi accorgo di preoccuparmi per lei, da quella calca ne uscirà malconcia. Lei non sembra per nulla intimidita, sale con eleganza e si ritaglia il suo angolo. Dalla mia posizione vedo solo un ritaglio della sua gonna candida.

Seconda fermata. Non scende nessuno, sale un donnone da cento chili che si fa simpaticamente spazio ridendo. Spinge, ride e parla ad alta voce in dialetto. Tutti ridono con lei che intanto è riuscita ad arrivare fino a me. Vede la mia gamba libera (quella non occupata dal ragazzino) e decide di sedervisi. Vi si abbandona letteralmente e quando si accorge che è di un bianco scoppia a ridere ancora più fragorosamente. Tutti ridono con lei e io penso di avere un femore fratturato.

Comincia a fare caldo, sudo e le mie narici sono percorse dai più svariati vapori corporali. Nessuno sembra farci caso. La donnona continua a parlare e a fare ridere i passeggeri.

Finalmente arriviamo. Il ragazzino scalcia, vuole essere il primo a scendere, praticamente mi cammina addosso. Il pulmino comincia a svuotarsi. Io guadagnao l’uscita in condizioni pietose. Scende anche la splendida ragazza. Si da una riassettata svogliata alla gonna e una tiratina al tailleur. Non è nemmeno sgualcito. Sembra uscita da un salotto con aria condizionata e si allontana che sembra una gazzella

2 comments for “In viaggio con una gazzella

  1. Silvestro Arosio
    12 luglio 2012 at 07:19

    Grazie per avermi fatto rivivere un percorso fatto da me centinaia di volte sia con il “matatu” che con il bus. Il mio percorso era più del doppio da Kampala a Kabale…. oppure a Bukoba in TZ che bei tempi…. che bella vita! ciao grazie ancora pace a tutti voi

  2. gorgia
    7 ottobre 2012 at 12:27

    bellissimo!!!! sono immagini cosi reali e coinvolgenti… grazie

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