India e Africa: un copione collaudato

downloadSi parla sempre della Cina ma l’India non è da meno. In tredici anni è aumentato di ben dodici volte il valore degli scambi commerciali tra India e Africa. Nel duemila era pari a 5 miliardi di dollari, poco più di dieci anni dopo è diventato di 60 miliardi di dollari.

Naturalmente la Cina primeggia ancora abbondantemente. Il volume di scambi Cina-Africa è di 200 miliardi di dollari. Ma il rapporto tra Africa e India cresce più velocemente: tra il 2008 e il 2012 è cresciuto del 100%. I paesi africani più interessati al rapporto con l’India si sono rivelati in questi anni più o meno gli stessi della Cina: Nigeria, Sudafrica. Angola, Congo Brazzaville, Tanzania. Segno evidentemente che i due paesi asiatici si fanno concorrenza. Per la verità gli spazi di intervento in Africa (e la sete di affari delle èlite dominanti) è così ampio che per ora si tratta di una rivalità che non è diventata guerra.

Il rapporto commerciale dell’India con l’Africa si muove sulle stesse linee di quello cinese. New Dehli importa esclusivamente materie prime, esporta prodotti alimentari e soprattutto costruisce industrie e infrastrutture.

Un modello che lascia presagire per il futuro un Africa sempre pesantemente dipendente da paesi stranieri che magari re-importano nel continente le stesse materie prime esportate, ma sotto forma di prodotti finiti. In sostanza l’Africa esporta greggio e importa benzina o carburanti vari perchè non ha una industria di trasformazione, cioè raffinerie nel caso del greggio.

Insomma un copione collaudato ormai da almeno un decennio dalla Cina. Gli altri paesi emergenti, quelli del BRICS per intenderci (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) del resto mettono in scena lo stesso copione: imponenti esportazioni di materie prime e costruzione di infrastrutture che poi hanno bisogno di manutenzione, di tecnici, di macchinari e attrezzature che gli africani non hanno.

Un copione collaudato da secoli in Africa che, ancora una volta resterà al palo, nonostante la strabiliante crescita economica di alcuni paesi del continente. Un copione collaudato perché la struttura del colonialismo non era diversa: nessuna industria di trasformazione in Africa e specializzazione esasperata dei paesi del continente in prodotti destinati all’esportazione. Certo è cambiato il modo, ma il risultato è lo stesso. Per gli africani, naturalmente.

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