Joseph Kabila, un presidente democratico… a suo modo

Oggi è l’ultimo giorno che il presidente Joseph Kabila resta al potere in modo legittimo. Il suo mandato scade il 19 dicembre ma lui non se ne andrà. Ha già annunciato che resterà almeno fino all’aprile del 2018, data in cui ci dovrebbero essere le elezioni alle quali lui si candiderà. Si, perché il rinvio è chiaramente funzionale al fatto di riuscire a cambiare la costituzione e eliminare la clausola dei due mandati. Uno stratagemma già usato da alcuni suoi colleghi come Paul Kagame in Ruanda, Yoweri Museweni in Uganda, Denis Sassu N’Guesso in Congo-Brazzaville e altri ancora.

Il rinvio all’aprile del 2018 è stato motivato da difficoltà logistiche e finanziarie che avrebbero impedito l’organizzazione della consultazione. Una scusa nemmeno troppo ricercata dato che Kabila è al potere grazie ad elezioni che si sono invece svolte in passato nonostante la situazione sociale e logistica del paese fosse la stessa. Naturalmente la Corte costituzionale ha stabilito che il presidente può prolungare il suo mandato.

Ora l’intero paese è a rischio e si temono scontri e disordini, specialmente nella capitale Kinshasa, una città di 12 milioni di persone per lo più vicine all’opposizione.

In questa giornata cruciale la maggior parte dei residenti hanno preferito rimanere a casa e chiudere negozi e attività, mentre le forze di sicurezza hanno mobilitato paramilitari, agenti di polizia e veicoli corazzati e allestito alcuni checkpoint.

Il governo ha vietato proteste in città, ma si teme che la Repubblica Democratica del Congo precipiti nuovamente nel caos a vent’anni dalla caduta del regime di Mobutu Sese Seko. Il paese non ha mai vissuto una transizione di potere pacifica dall’indipendenza, ottenuta nel 1960.

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