Juba, Sud Sudan: la guerra che non finisce mai

Civili in fuga si accalcano nel compound Onu a JubaDa qualche ora a Juba gli scontri si sono fermati. Testimoni locali parlano anche di una città con qualche attività e persone per le strade. Si tratterebbe del cessate il fuoco dichiarato ieri – su pressioni delle Nazioni Unite – dal presidente Salva Kiir e accettato dal suo rivale Riek Machar. Ma la pausa nei combattimenti rischia di essere fragile e di venire cancellata alla prima, anche minima, violazione.

Di fatto non si intravvede la possibilità di fermare realmente il conflitto e il rischio è che la città rimanga per settimane sotto il fuoco (o sotto la minaccia) delle artiglierie contrapposte fino a quando, da una parte e dall’altra, non si raggiunga la consapevolezza di non poter ottenere una vittoria sull’avversario. Una situazione questa che svuoterebbe la città dei civili che già in migliaia stanno cercando di mettersi in salvo.

Fonti umanitarie, che in questo ore sono consegnate nei compound delle varie ONG, parlano di preludio ad una catastrofe umanitaria, una situazione che sarà ingestibile e che causerà molti morti.

L’Onu, l’Unione Europea, i singoli Paesi – Russia compresa – hanno fatto appelli ai due rivali, il presidente Salva Kiir e il suo vice Riek Machar, perché vengano fermati immediatamente i combattimenti. Ma una fonte diplomatica ha fatto sapere che la preoccupazione maggiore è che molti luogotenenti, da una parte e dall’altra, siano ormai diventati schegge impazzite e non rispondano più alla catena di comando.

In sostanza Salva Kiir e Riek Machar non avrebbero più il controllo della situazione. Se le cose stanno così diventerà impossibile fermare la distruzione totale di Juba. Soprattutto – afferma una fonte sentita in città – verrebbero vanificati tutti gli sforzi diplomatici di queste ore.

Svariate testimonianze locali affermano addirittura che nelle scorse ore elicotteri da combattimento governativi avrebbero sorvolato a bassa quota e sparato sui quartieri controllati dai rivali. Salva Kiir – secondo dichiarazioni riportate dai portavoce Onu – non avrebbe mai impartito l’ordine.

Sono già decine di migliaia gli abitanti di Juba fuggiti dalle violenze e circa settemila sono i civili che hanno trovato riparo in due compound delle Nazioni Unite compreso quello di Tomping che già ospitava molti fuggiaschi dell’inizio della guerra.

L’Onu ha anche accusato i combattenti di impedire ai civili di entrare in campi gestiti dalle Nazioni Unite usando armi pesanti, tra cui lanciarazzi contro siti protetti della missione dell’Onu.

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