Kenya alle urne. Nel 2007 mille morti e centinaia di migliaia di sfollati

imagesOggi si vota in Kenya. L’ultima volta esplosero violenze gravissime: almeno mille morti e diverse centinaia di migliaia di sfollati interni. Allora si sfidavano l’attuale presidente uscente Mwai Kibaki, oggi ottantunenne, di etnia Kikuyu, e il capo dell’opposizione, Raila Odinga, di etnia Luo. La commissione elettorale assegnò la vittoria a Kibaki, ma Odinga la contestò. Il paese – e soprattutto gli slum delle principali città e la valle del Rift – precipitò in un turbine di violenza su base eynica: Kikuyu contro Luo e a quello scontro si affiancarono altre etnie, come quella dei Kalenjin, una minoranza, ma determinante nella valle del Rift, che aveva usufruito della concessione delle fertili terre di questa regione da parte del vecchio padre-padrone del Kenya, il presidente Daniel Arap Moi, un kalenjin, appunto.

I problemi che avevano scatenato le violenze del 2007 sono ancora tutti aperti. E i personaggi che li avevano cavalcati sono ancora tutti sulla scena, con qualche aggravante.

Il favorito di queste elezioni è Raila Odinga. Avere contestato le elezioni del 2007 vinte da Kibaki gli ha procurato il posto di premier. Fu la solita soluzione africana: quando un politico contesta la vittoria del presidente in carica e minaccia violenze, gli si concede il posto di primo ministro, così i due rivali sono costretti a collaborare, si dividono il potere alla faccia dei morti che non hanno esistato a buttare nella fornace degli scontri per alzare il loro potere contrattuale.

Lo sfidante di Odinga è Uhru Kenyatta, attuale vice primo ministro, che ha scelto come suo vice, nel caso vincesse, un certo William Ruto. Nomi questi tutt’altro che rassicuranti: entrambi infatti sono accusati dalla Corte Penale Internazionale dell’Aja di crimini contro l’umanità proprio per le violenze etniche del 2007. Diverse associazioni della società civile si sono rivolte alla Corte Suprema kenyana per contestare la validità della loro candidatura, ma questa se ne è lavata le mani, si è dichiarata incompetente a decidere.

Il Kenya poi è un paese determinante per gli equilibri regionali. La stabilità politica per svolgere questa funzione è determinante. Sotto la gestione Kibaki-Odinga il paese è andato in guerra: ha inviato truppe in Somalia che si sono rivelate determinanti nella sconfitta dei miliziani islamici di Al Shebab. Per questo motivo ora il Kenya è nel mirino del terrorismo di questa formazione che si è già rivelata pericolosa in attacchi a chiese e posti di polizia sulla frontiera.

Oltre all’equilibrio regionale il Kenya ha acquisito  un ruolo diplomatico cruciale per quanto riguarda il conflitto tra Nord e Sud Sudan, per la guerra in Somalia e per le questioni energetiche.
Le truppe kenyane si sono distinte nell’accanimento per la liberazione del porto somalo di Chisimaio, nel sud della Somalia. Il motivo è che l’aleodotto che dovrebbe offrire al Sud Sudan indipendente un terminale sul mare alternativo a quello di Port Sudan, di cui è proprietaria Khartoum, dovrebbe sfociare appunto proprio di fronte all’isola kenyana di Lamu, a pochi chilometri da Chisimaio, appunto. Ecco perchè per il Kenya era determinante bonificare da qualunque forma di terrorismo il Sud della Somalia e la base operativa, Chisimaio, appunto. Il kenya non ha petrolio e quello del Sud Sudan sarebbe gratuito in cambio dei diritti di passaggio del greggio.

Un affare per il kenya a patto che le elezioni non gettino il paese nelle violenze.

2 comments for “Kenya alle urne. Nel 2007 mille morti e centinaia di migliaia di sfollati

  1. Camilla Giudici
    4 marzo 2013 at 11:41

    Io dico solo “Buongiorno Africa”, titolo adatto a rappresentare la speranza che queste elezioni si svolgano prima di tutto in pace, e poi con la consapevolezza dei diritti che mi sembra maturata in molta gente. Anche e forse soprattutto nelle baraccopoli di Nairobi. Mi auguro di poter dire anche domani:”BUONGIORNO AFRICA”!!!!!!

  2. Camilla Giudici
    5 marzo 2013 at 14:37

    Certamente la situazione è ingarbugliata chiunque sia il ‘vincitore’. Non voglio nemmeno pensare al rischio che si ripeta il massacro del 2008. So di tutto il lavoro fatto in questi ultimi anni per promuovere la pace, con il coinvolgimento dei giovani e spesso per loro stessa iniziativa. Aspetto…

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