Garissa Kenya terrorismo

Kenya sotto attacco


Pare che alle autorità del Kenya fosse arrivata la notizia che era in preparazione un attacco terroristico nelle università. Forse speciali, polizia e intelligence si erano attivate temendo attentato alle università di Nairobi.

Invece l’università presa di mira è stata quella di Garissa. La regione nella quale si trova questa cittadina di circa 120 mila abitanti è una sorta di patria acquisita degli Shebab che, cacciati dalla Somalia, si sono installati in Kenya, paese colpevole di avere svolto la parte principale nella missione militare che li ha sconfitti e costretti ad abbandonare la Somalia e a mutare strategia: dal controllo del territorio alla guerra terroristica.

Negli ultimi anni, gli Shebaab hanno moltiplicato gli attentati sul territorio kenyano, attaccando chiese, località turistiche, scuole, causando 200 morti solo nel 2014. Gli attacchi si sono intensificati, appunto, dopo l’offensiva militare lanciata da Nairobi in territorio somalo nell’ottobre 2011, mirata proprio contro gli Shebaab. Le zone piu’ colpite sono state quelle attorno alla lunga e porosa frontiera di 700 chilometri con la Somalia, le aree di Mandera, Wajir ed anche Garissa.

L’attacco piu’ spettacolare nel settembre 2013, quando i miliziani misero a ferro e fuoco il centro commerciale Westgate nel cuore di Nairobi, uccidendo almeno 69 persone e ferendone oltre 175. In 10, pesantemente armati e a volto coperto, assaltarono il centro commerciale, sparando all’impazzata.

Decine di persone rimasero intrappolate e tante altre vennero prese in ostaggio, mentre infuriava lo scontro a fuoco con la polizia. L’assedio duro’ tre giorni, fino a quando il centro commerciale non venne completamente liberato.

I miliziani Al Shebab sono affiliati ad Al Qaeda e non allo Stato Islamico al quale ha aderito invece Boko Haram, in Nigeria. Una differenza che denuncia probabilmente una differente strategia. Gli Shebab vogliono ostacolare i piani economici, commerciali e politici del Kenya mentre Boko Haram e lo Stato Islamico puntano a conquistare territorio e a dichiarare, appunto, uno stato nello stato che magari travalichi e ignori i confini stabiliti dagli “infedeli”.

Entrambi però rappresentano un più generale tentativo di penetrazione dell’integralismo armato in Africa. Un tentativo di penetrazione che non si era mai visto prima d’ora.

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