Kenya: un nuovo presidente e tante incognite

imagesIl Kenya ha un nuovo presidente, Uhru Kenyatta, etnia kikuyu, 52 anni. E’ il figlio del primo presidente, il padre della patria, Jomo Kenyatta. E’ il figlio più giovane e più discusso. Si dice che faccia uso di alcool in eccesso, che non abbia molta preparazione e soprattutto si sa che a luglio sarà processato dal tribunale dell’Aja per crimini contro l’umanità. E’ accusato di avere organizzato nelle elezioni del 2007 squadre della morte da scagliare in una sorta di pulizia etnica contro i kalenjin, i rivali dei kikuyu nella valle del Rift (la più ricca di terre fertili e contese). Con lui sono processate altre quattro persone e tra queste William Ruto, ex ministro di etnia Kalenjin che nel 2007, aveva organizzato squadre della morte per la propria etnia e, dunque, rivali di quelle messe in campo da Kenyatta.
Paradossalmente il neo presidente ha scelto in campagna elettorale come suo vice proprio William Ruto. Gli ex nemici uniti in una coalizione che in Kenya era stata soprannominata “Alleanza degli Indagati”.

Comunque il Kenya ha un presidente che è stato eletto senza violenze, anzi in una consultazione esemplare con code ordinate davanti ai seggi che si sono prolungate ben oltre l’orario previsto di chiusura. Kenyatta ha vinto veramente per un pugno di voti, pare quattromila su sedici milioni, con il 50,07 per cento dei consensi.

Un soffio che gli consente di non andare al ballottaggio con Raila Odinga che è la terza volta che si presenta e la terza volta che perde per un soffio. Ha già detto che presenterà ricorso alla Corte Suprema Kenyana e che accetterà il verdetto. Per ora ha invitato i suoi sostenitori di etnia Luo a non abbandonarsi alla violenza. Ma cosa succederà se anche la Corte Suprema gli darà torto? E’ la grande incognita che pesa sul Kenya in queste ore.

C’è anche un’altra incognita: cosa succederà nelle relazioni internazionali se la vittoria di Kenyatta dovesse essere confermata e accettata dai suoi rivali? Il Kenya diventerà (anzi, è già diventato) il primo paese con un presidente sotto processo all’Aja che vince una consultazione. Non è un paese di secondo piano: sul suo territorio sono collocate diverse agenzie internazionali, umanitarie e non, legate alle Nazioni Unite.

Inoltre il Kenya è stato il paese di punta della coalizione di forze che hanno sconfitto in Somalia, sotto l’egida dell’Onu, i miliziani islamici Shebab. Tutto questo è compatibile con un presidente accusato proprio da una corte internazionale prevista e promossa dall’Onu?

Insomma, il Kenya ha un nuovo presidente e tante incognite per il prossimo futuro.

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