La bambina che voleva essere bella

La mia infanzia è avvolta nella nebbia, come quella che, nel mio paese, crea l’harmattan, il vento caldo che viene dal nord che si fonde con l’umidità sprigionata dalla foresta. Ricordo che in quella notte ventosa la mamma mi portò a dormire tra gli alberi. Era una imprudenza perchè era noto a tutti che il vento poteva portare i djin, gli spiriti cattivi che si irritano se qualcuno non rispetta la notte che è riservata a loro. Quando mi svegliai non avevo più il braccio destro, erano certamente stati loro. Mi dispiacque, ma non ne feci un dramma, pensavo che crescendo anche il braccio sarebbe ricresciuto. Avevo una certezza: da grande volevo essere bella e non potevo fare a meno del mio braccio….

…E grande lo sono diventata e ho potuto ricostruire ciò che avvenne realmente. La mia famiglia scappò nella forsta, la mamma mi portava in braccio. A mutilarmi furono i guerriglieri che attaccarono il villaggio. Un colpo netto, col machete, all’altezza della spalla. I miei ricordi tornano netti solo qualche anno dopo. Deve essere stato un trauma quando mi resi conto che il mio braccio non sarebbe ricresciuto mai più e che dovevo rinunciare ad essere bella. Ma io non ricordo nulla, quella parte della mia vita mi manca. Come per uno strano miracolo mi sono ritrovata in una casa-famiglia, in città, con altre ragazze, molte mutilate come me, altre cieche, altre ancora traumatizzate dalla guerra al punto che di notte non riescono a dormire.

E’ il racconto di una ragazzina che incontrai a Freetown, in Sierra Leone. La guerra era terminata da poco e nel paese le organizzazioni umanitarie internazionali erano tornate in massa. Molte furono impegnate nel recupero dei bambini-soldato che in quella guerra furono impiegati in massa. Per creare terrore gli adulti fecero loro compiere atrocità come, appunto, le mutilazioni che, lasciando vive le vittime, diffondevano paura e una immagine di crudeltà e ferocia dei guerriglieri che così spaventavano i nemici e i civili. La ragazzina che voleva essere bella mi raccontò la sua storia quando aveva sedici anni. Grazie ad un missionario viveva in una casa-famiglia e aveva potuto andare a scuola. Era la prima della classe e aveva calibrato sulla realtà le sue aspirazioni: adesso voleva fare l’impiegata in una grande impresa e viaggiare molto.

Durante quel viaggio in Sierra Leone conobbi diversi giovani mutilati. Sapevano bene che la guerra che li aveva ridotti così era stata un conflitto per il controllo della regione del Kono, nel nord est, dove ci sono ricchissimi giacimenti di diamanti.

Mi venne in mente la pubblicità: “Un Diamante è per Sempre”. Anche una mutilazione!

 (La foto che vedete all’inizio di questo articolo è tratta da quelle che feci in quel viaggio. E’ pubblicata in grande nella sezione “Foto Parlanti” sotto il titolo NEL BLEU)

1 comment for “La bambina che voleva essere bella

  1. 23 settembre 2012 at 18:53

    dopo aver letto la storia di questa bimba ora donna non posso se non dire che darei tutto l’oro regalato a mia moglie in cambio di un braccio vero a lei

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