La civilissima Europa, i migranti e Maroni

La civilissima Europa, i migranti e Maroni

migrantiDi questi tempi si vede la natura contraddittoria dell’Europa. Siamo l’unico angolo di mondo in cui la pena di morte è abolita in modo irrevocabile, in cui esiste un sistema di welfare (certo, con tutti i difetti e limiti che conosciamo) che rende sanità e istruzione un diritto, in cui elezioni, democrazia e multipartitismo sono gli unici sistemi per governare le nazioni. Nello stesso tempo questa Europa è anche una organizzazione chiusa, paurosa, timorosa, egoista che vorrebbe tenere queste conquiste solo per se e per i cittadini che ne fanno parte.

Lo vediamo con questa vicenda drammatica dei migranti e con le prese di posizioni di alcuni governatori di regione in Italia che hanno detto, come Maroni, che chiuderanno i finanziamenti a quei comuni che ospiteranno i migranti soccorsi e sbarcati sulle nostre coste in queste ore.

Complimenti. Maroni, e quelli come lui, ci dovrebbero dire cosa fare. Li dovremmo individuare in mare con le nostre navi da guerra e respingerli sotto minaccia di fare fuoco sulle coste libiche? Oppure dovremmo bombardare indiscriminatamente tutte le imbarcazioni ormeggiate sulle coste del Maghreb? Oppure li dovremmo aspettare, quelli che riscono a non fare naufragio, con i fucilieri schierati ai limiti delle nostre acque territoriali? Oppure, ancora, dovremmo salvarli dai naufragi e andarli a scaricare, come i rifiuti, in qualche remoto paese africano, che succeda loro quel che succeda?

I politici prima di tutto dovrebbero sapere che non c’è soluzione se non un accoglienza umana. Certo, gestita e governata, ma accoglienza e distribuzione equa tra i paesi della civilissima Europa. Non c’è politica che possa fermare questi flussi se non quella del riequilibrio economico. Nella storia dell’umanità, fin dai tempi antichissimi, gli uomini si sono spostati (spesso con veri e propri esodi) dai territori poveri a quelli ricchi, da dove non c’è lavoro a dove c’è lavoro. La questione migranti non è una emergenza dei nostri tempi. E poi i politici dovrebbero sapere che quelle masse di migranti li produciamo noi. Pare che nei naufraghi soccorsi in questi giorni ci siano, ancora una volta, molti eritrei.

Ma quando questa Europa così capace di essere implacabile con la Grecia, così dura con la Russia riuscirà ad essere altrettanto dura e chiara con dittatori come l’eritreo Isaias Afworki? A questi personaggi bisognerebbe dire senza mezze misure che se non si adegueranno a criteri democratici, se non lasceranno liberi il loro popolo e i loro giovani, se non smetteranno di arricchirsi sulla pelle delle loro popolazioni, se non lasceranno il potere dopo decenni di dittature ferree, l’Europa chiuderà loro tutte le porte: quelli delle banche dove hanno i loro conti, quelli del commercio, quelli della cooperazione. Bisognerebbe dire che chiuderemmo a loro e ai loro entourage anche i nostri confini come abbiamo saputo fare benissimo con la black list che abbiamo comunicato al Cremlino per la crisi ucraina.

Dovremmo farlo adesso, per esempio con un signore che si chiama Pierre Nkurunziza, presidente del Burundi che, alla faccia della costituzione, si vuole ripresentare per un terzo mandato. Non basta ritirare gli osservatori alle elezioni, non basta quelche appello alla democrazia. Bisogna essere cattivi per tempo, come sappiamo fare quando vogliamo. Altrimenti quando il Burundi sarà piombato (speriamo di no) nella guerra civile ci ritroveremo con migranti burundesi che abbiamo creato noi. Lo sappiano i politici.
E sappiano che di signori come Pierre Nkurunziza nei paesi che sfornano migranti ce ne sono veramente tanti. La civilissima Europa faccia sentire la sua voce non quella inutile di personaggi come Maroni.

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