La coerenza di un uomo

imagesNell’ultimo inserto “Geo & Politique” del quotidiano “Le Monde” c’è un bel articolo dedicato all’avvocato sudafricano di origini greche George Bizos, un esempio di coerenza umana, prima ancora che politica e professionale, che è difficile trovare oggi in un panorama nel quale l’opportunismo sembra essere l’unica bussola che guida azioni e comportamenti, individuali e collettivi. George Bizos infatti fu l’avvocato difensore di Nelson Mandela sotto il regime dell’apartheid e oggi è il difensore di alcune delle famiglie dei 34 minatori in sciopero che nell’agosto del 2012 furono uccisi dalla polizia nel sito di Marikana.

George Bizos oggi ha 85 anni e, come ai tempi del processo Mandela, non difende le famiglie dei minatori di Marikana per denaro, semplicemente è una causa politica che gli interessa, attraverso la quale è possibile fare passare il messaggio che i diritti umani e politici sono un bene comune e, come tali, devono essere difesi, indipendentemente da qualunque altra valutazione.

Questa era la bussola di George Bizos negli anni sessanta, quando lui, bianco, difendeva Mandela, e questa è rimasta all’alba del terzo millennio, a regime apartheid finito e con al potere la classe politica di neri che a quei tempi combatteva per un Sudafrica di tutti, bianchi e neri, ricchi e poveri.

Nell’articolo di “Geo & Politique” tra virgolette vengono citate alcune dichiarazioni pronunciate recentemente da George Bizos. Una, rivolta al capo della polizia sudafricana, una donna, nera, dopo il massacro di Marikana è la seguente: “Per favore rispondete a questa domanda: conoscete la vostra storia? Vi ricordate del massacro di Sharpeville nel 1960? Sessantanove persone furono abbattute, la maggior parte colpite alla schiena. E sapete che la polizia, bianca, dell’apartheid si difese invocando la legittima difesa, come fate voi oggi?”.

In altre occasioni, sempre sullo stesso argomento, George Bizos ha detto: “Ero certo che non avrei mai rivisto immagini di questo tipo, come quelle di Marikana, in una democrazia come questa, per la quale io mi sono battuto. Sono rimasto in stato di choc per diversi giorni…” – e ancora – “…Tutti sono responsabili di questo massacro: la polizia, ma anche la compagnia mineraria LonMin, i sindacati, i politici...”.

Un gigante George Bizos se confronttato con alcuni dei personaggi che combattevano contro il regime dell’apartheid e che, una volta al potere, hanno costruito un paese che ha tradito le aspettative. Un nome mi ha deluso soprattutto: Cyril Ramaphosa che fu uno dei negoziatori per la libertà di Mandela, fu un alto dirigente sindacale che è diventato l’uomo più ricco del Sudafrica e un consigliere di amministrazione di quella famigerata multinazionale LonMin responsabile del massacro di Marikana. Oggi Cyril Ramaphosa è anche vice presidente dell’ANC e, di conseguenza, sarà il prossimo vicepresidente del Sudafrica. Paese, questo, che doveva essere esempio per tutto il mondo e per l’Africa e che invece oggi è il paese delle disuguaglianze, con un tasso di disoccupazione altissimo (ovviamente tra i neri), un tasso di Aids tra i più alti dell’Africa, un livelli di delinquenza e corruzione più che preoccupante. Insomma una delusione.

Chi non delude è George Bizos, con i suoi 85 anni, ancora sulle stesse barricate. Non che non abbia avuto la possibilità in questi anni di ritagliarsi il suo posto al sole: nel 1990 è diventato membro dell’African National Congress, ha ricoperto alti incarichi istituzionali e di consulenza giuridica per il governo, ha avuto parte nella formulazione della costituzione ed è stato uno dei principali fautori dell’abolizione della pena di morte.

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