La crisi economica? Ce la meritiamo (riflessioni di un inviato in Africa)

La crisi economica vista dall’Africa è un atto di giustizia. E’ come se una divinità del Pantheon animista del Continente avesse finalmente deciso di punire le popolazioni europee per avere vissuto ampiamente sopra le proprie possibilità, sfruttando le ricchezze di un Africa che, per almeno tre secoli, ha avuto la funzione di un grande forziere colmo di risorse indispensabili allo sviluppo: nel XVIII secolo era il caucciù, l’oro, l’avorio, gli schiavi, nel XIX e XX secolo il rame, la bauxite, il petrolio, la forza lavoro a basso costo, ai giori nostri l’uranio, il gas naturale, le terre rare come il coltan e le terre da coltivare. La prospettiva africana rischia di essere scomoda, anche irritante per le classi politiche europee che, fino ad ora, hanno capitalizzato in termini di voti e di consenso il fatto di poter contare su risorse pagate a prezzi più che favorevoli, formati in un sistema controllato e gestito da imprese e governi europei e nordamericani. Oggi è tutto cambiato. Paradossalmente dall’Africa questi mutamenti saltano agli occhi. Per quasi tutto il secolo scorso il continente è stato diviso in zone di influenza e i paesi a farla da padrone sono state le ex potenze coloniali. Attraverso queste l’Africa ha contribuito in modo determinante a finanziare due guerre mondiali, il boom economico e gli equilibri geo-strategici che hanno caratterizzato il XX secolo.

Nel terzo millennio l’Africa si prepara a finanziare il futuro assetto geo-politico e i protagonisti sono altri: non solo la Cina, la cui presenza è appariscente, ma anche la Russia, l’India, il Brasile, l’Indonesia, il Sudafrica, la Corea del Sud. Del resto i principali tra questi paesi hanno già detto che l’epoca dei G8, cioè dei summit che ipotizzavano un governo mondiale da parte delle più forti potenze economiche del mondo, è finita. Oggi – hanno fatto sapere – si deve parlare come minimo di G20 nel quale gli Stati Uniti non sono più la potenza unilaterale e paesi come la Francia, la Gran Bretagna, la Spagna, l’Italia non sono più nei primi dieci posti.

Dall’Africa tutto questo è ormai evidente. Certamente anche le classi politiche e gli economisti lo comprendono. Qualcuno deve assumersi l’onere di comunicarlo! Qualcuno deve dire alla popolazione europea e nordamericana che è finita, abbiamo perso! Ora è il turno di altri.

E l’Africa? Questo immenso continente potrebbe essere la soluzione della crisi se solo si decidesse che il miliardo di persone che lo abitano deve avere un reale potere d’acquisto. In realtà sembra che, ancora una volta, gli verrà preferito il ruolo di serbatoio di materie prime e mano d’opera a basso costo, spesso usata ancora a livello di schiavitù. Basta visitare uno dei luoghi di estrazione delle materie prime come, per esempio, i diamanti (vedi foto)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *