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La ferrovia Bamako-Dakar: grandi imprese ed economia

Foto con senza creditLa Cina ha ottenuto l’ennesimo mega contratto in Africa. Questa volta si tratta della mitica ferrovia Dakar-Bamako che da tempo aveva bisogno di un ammodernamento. Il ministero delle infrastrutture senegalese e la China Railway Construction Coroporation International hanno annunciato che Pechino finazierà con oltre un miliardo di euro il rinnovamento della tratta Dakar-Kidira, cioè della tratta in territorio senegalese, circa 645 chilometri, che costituisce l’asse più importante per il collegamento commerciale con il Mali.

Il progetto sarà finanziato da Pechino a un tasso di favore massimo del 2% con una durata di rimborso di trenta anni. Il 15% del contratto, pari a oltre 172 milioni di euro, saranno messi dalle imprese senegalesi. I lavori, della durata prevista di quattro anni, genereranno ventimila posti di lavoro per il Senegal. La Linea completa (Dakar-Bamako) è di un totale 1286 chilometri, quindi la parte senegalese è circa la metà. L’impresa avrà valore quando tutta la linea verrà completata.

La parte più interessante di questo contratto tra Senegal e Cina è il punto in cui si dice che i lavori della ferrovia genereranno ventimila posti di lavoro. Il fatto di averlo scritto nel comunicato che annuncia la firma del contratto fa pensare che, evidentemente, la questione è stata oggetto di trattativa. Cioè l’impresa cinese è stata invitata a non avvalersi esclusivamente di manodopera cinese. E’ un punto importante perché in caso contrario il miliardo di euro dei lavori avrebbero fatto crescere economicamente il Senegal ma non avrebbero creato posti di lavoro, di conseguenza potere d’acquisto e, di conseguenza ancora, non avrebbero fatto da volano all’economia e ad una crescita che porti benefici anche alla popolazione e non solo ai numeri del PIL.

E’ un buon metodo se in Africa i contratti con multinazionali e grandi imprese di costruzione o minerarie contenessero una clausola di questo tipo, cioè una stima (o meglio ancora una richiesta alla potenza che investe) dei posti di lavoro creati nel paese.

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