La giraffa e il genocidio

Ho scritto queste righe quasi venti anni fa, in un momento particolare. Assieme al collega Davide Demichelis ero entrato in Ruanda al seguito dei guerriglieri del Fronte Patriottico Ruandese di Paul Kagame. All’interno del paese l’esercito del governo egemonizzato dagli hutu stava sterminando i nemici tutsi. Fu una esperienza toccante che mi ispirò queste parole mentre, per cancellare le immagini che mi erano rimaste impresse negli occhi,  ero in visita al Nairobi National Park.

 

La giraffa è l’animale che mi è più caro

Il suo aspetto suscita tenerezza,
apparentemente è debole, fragile, indifesa
in un ambiente macho come è la savana
tra leoni, jene, leopardi…

Apparentemente anche Madre Natura
non sembra essersi applicata molto quando l’ha pensata
priva di artigli, di denti acuminati, di zanne.
La giraffa non ha niente di offensivo
e non ha nemmeno una corsa formidabile
per sfuggire ai suoi assalitori.

Eppure nella evoluzione delle specie
che sono arrivate fino ad oggi
la giraffa è risultata vincente
e lo ha fatto con nonchalance,
come se avesse fatto la cosa più naturale del mondo.

Vederla è uno spettacolo.
Elegante, aggraziata, con lo sguardo buono,
specchio di un animo gentile e rispettoso.
Il suo lungo collo gli consente di brucare foglie e bacche
sui rami alti degli alberi, per lasciare cibo
agli altri erbivori della savana.

Molti animali in Africa sono inoffensivi,
ma tutti vivono in tane, si nascondono, escono solo di notte.
Lei no. Lei nella savana spicca, orgogliosa di esserci.
Calma, serena come se non temesse gli spietati predatori

Chi disegna gli animali della savana
non può fare a meno di ritrarla
a fianco di leoni ed elefanti.
La giraffa è una protagonista naturale
che non ha bisogno di apparire,
di rubare la scena.
Lei appare semplicemente perchè esiste.

Vi racconto una storia che non ho mai scritto,
ma che è depositata in fondo al mio animo
e alla quale ancora attingo, quando ne ho bisogno.

Kenya, primavera del 1994. Ero appena uscito dal Ruanda
sfuggendo fortunosamente ai massacri che sarebbero
passati alla storia come il genocidio dei tutsi.
Ero turbato, scosso, impaurito.
Mi sembrava che il mondo e gli umani
fossero in grado di esprimere solo crudeltà e violenze.

Stavo su una pietra, a prendere il sole
e non volevo più fare questo mestiere
(per raccontare che cosa?)
Sentii una presenza alle mie spalle, era una giraffa
un esemplare giovane che, dal suo punto di vista,
si era avvicinato troppo ad un pericoloso uomo.
Mi guardò, con gli occhi buoni,
scosse le orecchie
certamente studiò il mio odore,
decise che non gli avrei fatto del male
e prese a brucare le foglie di una acacia li vicino.
Poi se ne andò, sculettando, su quelle zampe lunghe
e apparentemente gracili.
Quella fiducia ebbe l’effetto di infondermene altrettanta,
come una trasfusione vitale

 

2 comments for “La giraffa e il genocidio

  1. 25 agosto 2012 at 06:43

    Bellissimo !

  2. 26 agosto 2012 at 18:22

    “Lei appare semplicemente perchè esiste” Comprendere questo, per gli esseri umani che sempre tendono , fuori da se stessi, verso qualcosa è come una illuminazione.
    Che sia stato un momento importante lo conferma il fatto che non ha perso nulla nel ricordo..
    Grazie di aver condiviso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *