La penetrazione jihadista

La penetrazione jihadista

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Le notizie dall’Africa denotano sempre più una sorta di “occupazione dell’attualità politica” da parte di tutto quel settore che potremmo definire il jihadismo africano e la penetrazione del continente da parte dell’integralismo islamico. Questo è ciò che arriva solo nelle ultime ore.

Primo. In Mali la polizia ha fermato una ventina di sospetti appartenenti ad una organizzazione pakistana di combattenti, alcuni con doppio passaporto e una delle due nazionalità francese. Sempre oggi forze speciali dell’esercito avrebbero ucciso una decina di jihadisti in una località del sud, vicino alla frontiera con la Costa D’Avorio. Un luogo anomalo per la presenza di jihadisti. Cosa ci facevano? Tentavano di infiltrarsi in Costa D’Avorio, paese per il momento libero dalle forze jihadiste?

Secondo. Un sito web islamista ha pubblicato oggi un messaggio audio del capo dei miliziani Al Shebaab, Ahmed Diriye, conosciuto anche come Ahmed Omar Abu Ubaidah. «Preghiamo Dio per sollevare il dolore dei musulmani in tutta l’Africa orientale . Non risparmieremo alcuno sforzo per assistervi, le porte delle nostre case e dei nostri campi di addestramento sono aperti per accogliervi». La dichiarazione arriva ad un giorno dalla morte di Mohamed Kuno, un ex insegnante ritenuto la mente della strage di studenti di Garissa che sarebbe stato ucciso in un bombardamento effettuato da droni statunitensi nel sud della Somalia nei pressi della città di Baardheere. A destare preoccupazione però è quell’appello ad addestrarsi nei campi dei miliziani che sarebbero pronti ad accogliere giovani di qualunque provenienza.

Terzo. Ancora kamikaze bambine in Nigeria: È di 13 morti il bilancio di tre attentati sferrati da altrettante baby kamikaze a Damaturu, capitale dello Stato di Yobe, nella Nigeria nord-orientale, nel giorno della fine del Ramadan. Questi attacchi avvengono all’indomani della strage di almeno 49 persone in un mercato a Gombe, sempre nel nordest della Nigeria. Non è la prima volta che i Boko Haram utilizzano kamikaze bambine e di sesso femminile per i loro attentati; all’inizio del mese, ad esempio, una donna si era fatta esplodere in una chiesa evangelica, provocando 5 vittime. Attacchi e attentati con queste modalità stanno diventando la firma di Boko Haram.

Insomma non si può non ammettere che l’Africa per il terrorismo jihadista non è uno scenario marginale, ma un teatro primario della loro affensiva. Bisognerebbe prenderne atto e comportarsi di conseguenza: autorità e governi locali, le diplomazie dei paesi che hanno interessi in Africa e la comunità internazionale tutta.

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