La pennellata di un artista

Ho visto in libreria un “nuovo” libro di Riszard Kapuscinski dal titolo “Se tutta l’Africa…”, abbreviazione di ‘se tutta l’Africa fosse unita’. Si tratta di sei reportage inediti in Italia. Ancora una volta si tratta dell’Africa che Kapuscinski conosce, cioè quella immediatamente post-coloniale. Nel libro non ci si trova molto di più di quello che già si conosce, sia dell’Africa che di Kapuscinski. Ma ho trovato che nell’introduzione (scritta da Kapuscinski nel 1968) ci sono due passaggi notevoli, due passaggi che ho trovato geniali, letterari, poetici. Ho immediatamente sentito che si adattano anche a me che ho fatto il reporter in Africa per molto tempo e che – fortunatamente – continuo a farlo. Ve li propongo, con un breve commento personale

Ho voluto mostrare qualche scena del dramma africano di cui non ho visto l’inizio e che forse non avrà mai fine, qualche scena colta casualmente e casualmente scelta per questa raccolta. Non ho cercato di attualizzare niente: sarebbe un compito senza speranza. Il dramma continua a svolgersi e, in realtà, ogni libro di questo genere dovrebbe chiudersi con la parola: “continua”.

Adesso…mi capita spesso di ripensare con nostalgia all’Africa. Forse è la nostalgia della gioventù che ho trascorso lì, ma non solo questo. L’Africa, ora buffa, ora minacciosa, ora triste, ora incomprensibile, , è sempre stata autentica, irripetibile, se stessa. L’Africa ha un suo stile, un suo clima, una sua individualità che attirano, incatenano, affascinano. E anche dopo anni e anni non si riesce a liberarsene.

Ecco, due verità quasi banali, ma allo stesso tempo così profonde. L’Africa che conosco io è un Africa profondamente diversa dal punto di vista storico, sociale e culturale. La mia Africa non è quella del post colonialismo, eppure posso applicare questi due passaggi di Kapuscinski alla mia esperienza lavorativa esattamente come lui li ha espressi. Ogni avventura (di cui non ho visto l’inizio) alla fine ha la parola “continua”. E l’Africa con la sua personalità controversa ci incatena.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *