La storia di Feven, dall’Eritrea a Lampedusa

LiberaIeri su alcuni media sono passate interviste ai migranti eritrei che si sono salvati dal naufragio di Lampedusa. I loro racconti mi hanno ricordato le decine di colloqui che feci nel 2006, quando il mio editore dell’epoca aveva accettato di farmi scrivere e pubblicare un libro che fosse la storia di uno dei migranti che, già allora, arrivavano a Lampedusa. Sono passati sette anni e le storie sono identiche, tutte. Non è cambiato niente, assolutamente niente: una fuga avventurosa, via terra, da quel lager che è l’Eritrea a rischio della vita e al costo di un sacco di soldi che la famiglia investe pur di salvare un figlio. Poi l’avventura in Etiopia e da qui un ulteriore avventuroso passaggio di frontiera, quello col Sudan. Anche qui rischio, paura, angherie e vessazioni. Dal Sudan alla Libia, attraverso il deserto nel quale un buon terzo dei migranti che partono ci lasciano la pelle. Infine la Libia, da clandestini e poi l’ultimo salto, in mare, su una carretta, verso le ambite coste Europee.

Ecco, il fatto che da allora non sia cambiato nulla, assolutamente nulla e proprio la cosa di cui dobbiamo vergognarci.

Il fatto che tutti (anche noi) sappiano da sempre cosa accade in quei lunghi viaggi e sappiano che il Mediterraneo e un mare-cimitero, e accettino che in sette anni noi sia cambiato assolutamente niente è un fatto inquietante.

La storia che scrissi in quel lontano 2006 diventò un libro col titolo “Libera”. La protagonista era una ragazza eritrea, Feven, che, giovanissima, aveva deciso di scappare dall’Eritrea perché, arruolata forzatamente nell’esercito, rischiava di passarci l’intera esistenza subendo angherie e violenze. Aveva varcato di notte la frontiera con l’Etiopia e poi quella con il Sudan. Qui aveva subito la fustigazione prevista dalla legge islamica. Poi la Libia, i barconi, la mafia dei trafficanti di essere umani. Feven prova due volte a partire con un barcone verso Lampedusa. La prima volta va alla deriva per giorni. Lei e tutti i passaggeri vengono salvati a stento. Il secondo viaggio, al costo di morti e feriti, finalmente la fa approdare a Lampedusa.

Oggi Feven vive a Roma, lavora. Ma la sua storia rivive uguale in questi ragazzi che si sono salvati dal naufragio di Lampedusa. E’ come se il suo viaggio non fosse mai finito. E’ ancora tutto drammaticamente uguale ad allora. Tremendo. Chi legge “Libera” legge la storia di questi ragazzi. E legge anche la storia di quei morti allineati sul molo, o quella delle decine che sono ancora rimasti impigliati ai rottami della barca affondata. O quella delle centinaia, o migliaia, o decine di migliaia che in anni sono morti nel cimitero-Mediterraneo senza che nessuno lo sapesse mai.

Se qualcuno lo volesse leggere può tentare di comprarlo in Internet, oppure può scrivermi utilizzando la parte commenti di questo blog. Dovrei avere disponibile il PDF oppure, a breve, l’e-book.

4 comments for “La storia di Feven, dall’Eritrea a Lampedusa

  1. Lucia
    9 ottobre 2013 at 19:27

    Mi interesserebbe poterlo leggere.
    Ho cercato su internet ma non è disponibile.
    Grazie

    Lucia

  2. Felice Famularo
    10 ottobre 2013 at 20:58

    Buona sera. Sono di Lampedusa e sarei interessato ad avere anche in file pdf il libro di Favern Abreha che non ho trovato in internet.
    Sono curatore del sito http://lnx.puntasotttile.eu il periodico delle isole di Lampedusa e Linosa. Potrebbe farmene avere copia? Grazie!

  3. Sara
    11 ottobre 2013 at 19:22

    Ho 17 anni e sono davvero rimasta amareggiata, addolorata e piena di rabbia per ciò che è accaduto a Lampedusa e per ciò che accade giornalmente e di cui non veniamo a sapere nulla. La mia famiglia ha adottato due ragazzi eritrei da più di una decina di anni di cui adesso non riusciamo più a ricevere notizie perchè sono stati reclutati nell’esercito. Mi piacerebbe poter leggere il libro per capire meglio quello che stanno passando, ma soprattutto, come tutti noi, vorrei poter fare qualcosa..

  4. ada
    13 ottobre 2013 at 13:01

    è possibile avere il pdf del libro? sono stata in Eritrea per lavoro e quello che sta accadendo mi colpisce sia emotivamente che come cittadina di un paese europeo che mostra un ritardo gravissimo nella gestione del fenomeno migratorio.

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