La strategia africana del jihadismo

Niheria

Quarantuno morti in un attacco kamikaze in Tchad. Il giorno seguente un nuovo attacco in Camerun, undici morti. Boko Haram continua a colpire nonostante la massiccia azione militare dell’esercito nigeriano e dei paesi confinanti coalizzati in una missione sotto l’egida dell’Unione Africana.

Boko Haram proprio nelle ultime settimane si è macchiata di una sorta di escalation del terrore: ha intensificato l’uso di kamikaze bambine, basta ricordare una delle ultime efferate azioni a Maidugori, capitale dello stato di Borno, con cinque ragazzine trasformate in bombe umane, la più piccola aveva solo nove anni.

Le autorità della Nigeria hanno poi attribuito a Boko Haram (e c’è da crederci) l’avvelenamente dell’acqua di un fiume usata dalla popolazione per procurarsi acqua potabile. Non ci sono stati morti ma pare diverse persone sono state male, alcune gravemente.

Insomma Boko Haram sta certamente subendo gli effetti dell’offensiva militare che le ha strappato il territorio dal quale era stato dichiarato il califfato ma, con la sua versatilità ha cambiato strategia e spostato la modalità di attacco più che sulla conquista terrotoriale sugli attentati. E’ la forza di formazioni del jihadismo: la versatilità della tattica da mettere in campo. Quando si può combattono come un esercito che conquista porzioni di territorio e annulla i confini prodotti dagli attuali eqiilibri di potere. Quando sul campo le forze schierate volgono a loro sfavore si danno al terrorismo puro. Una modalità, questa che li rende quasi imbattibili.

A meno che gli stati e la comunità internazionale non accettano di convivere con una dose – che si potrebbe additìrittura definire fisiologica – di terrorismo. I primi ad applicare questa strategia furono i miliziani di Al Shabaab: sconfitti da una coalizione di paesi della regione e da una forza multinazionale dell’Unione Africana in Somalia, dove controllavano buona parte del Sud, si sono dedicati al terrorismo con gli attacchi al Westgate di Nairobi, all’università di Garissa e a Mogadiscio.

Ora per Boko Haram rischia di verificarsi una situazione analoga. A rischio tutti i paesi della regione: Tchad, Camerun, Niger e naturalmente la Nigeria. Insomma il Jihadismo in Africa è ormai una realtà che sarà difficile vincere alla radice.

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