La trappola Mali e i dilemmi di Parigi

images (1)In Mali è finita la guerra spettacolare, quella dei blitz e dei bombardamenti aerei ed è cominciata la guerra vera, quella di posizione, quella nella quale si rischia di morire da una parte e dall’altra e non, come nei bombardamenti aerei, solo a terra.
Hollande ha incassato politicamente il suo “generoso” coinvolgimento. Lo ha fatto sul piano interno e su quello internazionale con la visita del vice presidente americano Joe Biden e con le lodi che questo gli ha elargito.

Ora appunto comincia il secondo tempo. Le notizie che arrivano dal Mali dicono che gli jihadisti si sono rifugiati a nord di Kidal, nell’imprendibile massiccio degli Infoghas.
La strategia è chiara: costringere i francesi a perdere tempo per localizzare piste, depositi, postazioni. Attirarli sempre più nel dedalo di queste montagne e trasformarle in una trappola per chi deve espugnarle e quindi si deve scoprire.

E’ per questo che dalla Francia, fonti ben informate, dicono che nell’arco di pochi giorni nel contingente francese ci sarà un ricambio completo di truppe. Torneranno alla base quelli che hanno bombardato dal cielo e da terra in questo quasi mese dall’inizio dell’operazione Serval e saranno sostituiti da truppe fresce, unità speciali incaricate del compito più difficile: sterilizzare il territorio, assumerne il controllo effettivo, scovare e distruggere basi e depositi di armi, oltre ad interrompere le piste per il contrabbando di sigarette, armi, droga che sono una preziosa fonte di finanziamento per gli jihadisti.

imagesCompito tutt’altro che facile anche perchè su questo territorio a combattere dalla parte degli islamisti non sono i mercenari, gli stranieri di Al Qaeda per il Maghreb Islamico o quello del Movimento per l’Unicità e il Jihad, ma i miliziani del gruppo islamico tuareg di Ansar Dine, cioè combattenti che conoscono il territorio e possono contare su un certo appoggio della popolazione. Kidal infatti è la patria del leader di Ansar Dine, Iyad Ag Ghali e era controllata proprio dai suoi guerriglieri.

Insomma come si può capire adesso arriva il difficile, cioè il secondo tempo della guerra che certamente le truppe africane della missione Onu previste dalla risoluzione 2085 non sono in grado di combattere. Resterà sul campo la Francia? La macchina da guerra di Parigi rimarrà impantanata in un teatro complesso, nel quale non c’è mai un vincitore?

Al momento non si sa. Forse è per questo che si comincia a parlare di una missione non più solo africana, ma di una missione internazionale sotto egida Onu e non dell’Unione Africana. O forse è per questo che l’autorevole quotidiano francese “Le Monde” ha scritto che la Francia resterà in Mali per lungo tempo ancora. Come volevasi dimostrare, le guerre, in genere, non risolvono i problemi.

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