L’acqua che muove il mondo

imagesSono cominciati da pochi giorni in Etiopia i lavori per la deviazione del corso del Nilo Azzurro. Obiettivo convogliare le acque del Grande Fiume per costruire quella che viene già chiamata Grand Ethiopian Renaissance Dam Gerd, cioè la Diga della rinascita che originariamente, quando era ancora semplicemente un progetto, era stata battezzata “Diga del Millennio”.

E’ un fatto storico perché, ad opera finita, si tratterà della più grande centrale idroelettrica d’Africa con 5000 megawatt di potenza. Secondo il governo di Addis Abeba avrà una capacità di contenimento di 84 milioni di metri cubi e sarà utilizzata per l’esclusiva produzione di energia e non a fini agricoli, di conseguenza non ridurrà la portata d’acqua per i paesi vicini.

Proprio qui sta la questione. E si tratta di una questione scottante che interviene su uno dei più complessi nodi geopolitici africani. Una questione che riguarda una risorsa strategica come l’acqua che, secondo molti studiosi e analisti, acquisterà nel futuro una valenza decisiva nelle relazioni e nei conflitti internazionali.

Egitto e Sudan si sono sempre opposti alla revisione dei contratti di epoca coloniale che attribuiscono ai due paesi circa il 90% dello sfruttamento delle acque del Nilo e concedono loro il diritto di veto su tutti i progetti finalizzati a rivederne i termini di utilizzo.

Ma tutto cambia. E in fatto di cambiamenti Il Corno d’Africa e la Regione dei Grandi laghi negli ultimi decenni hanno subito profondi mutamenti.

L’Egitto, che trae oggi dal Nilo il 60% dei circa 55 miliardi di metri cubici di acqua prodotti annualmente dal fiume, necessiterà di altri 21 milioni di metri cubici di acqua all’anno per soddisfare una popolazione che, tra due decenni, avrà raggiunto quota 150 milioni di abitanti.

E sempre a proposito di cambiamenti il Sudan, l’altro grande beneficiario delle acque del Nilo, non è più un unico paese con capitale Khartoum. Il Sud, come avviene per la questione petrolifera, vorrà avere la sua parte. Si impone, quindi, una revisione dei trattati coloniali che però per l’Egitto sono intoccabili.

Se ci fossero solo Egitto e i due Sudan, una intesa probabilmente potrebbe essere trovata facilmente. Ma se nel gioco entrano un paese come l’Etiopia e poi tutti gli altri paesi che hanno una qualche relazione geografica e idrica con le acque del Nilo, la cosa diventa complicatissima. Anzi, addirittura una potenziale bomba ad orologeria dato che, come si può comprendere, la regione è una delle più turbolente del pianeta, attraversata da guerre, conflitti e crisi che trarrebbero alimento da un simile conflitto strategico.

C’è un ultima cosa della quale tenere conto per quanto riguarda la Grande Diga della Rinascita Etiopica. Il maggiore contractor per la costruzione dell’opera non sono i cinesi, come si potrebbe credere, ma gli italiani, per la precisione l’impresa Salini, leader nel mondo per le costruzione, in particolare di dighe (nella foto). Un esempio di come le vecchie potenze coloniali resistano all’invasione della Cina e dei BRICS in Africa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *