L’Africa a colori

Prendo spunto dal fatto che in questo blog è in costruzione una pagina dal titolo “Foto Parlanti”, per parlare di un argomento che mi sta a cuore, cioè come l’Africa viene riprodotta. Non sono un fotografo anche se il linguaggio delle immagini, sia fotografiche che televisive, mi appassiona perché lo trovo, a volte, dirompente al punto da rendere superflue le parole. Il fatto di avere viaggiato per venti anni con fotografi e cameraman di ogni tipo mi ha permesso di conoscere tecniche, idee, modalità usate e teorizzate per rendere questo linguaggio più efficace, più aderente alla realtà.

Ecco, qui sta il punto: la realtà. La domanda sembra oziosa ma non lo è ed è la seguente: la fotografia deve raccontare la realtà, oppure deve farne una interpretazione, anche artistica, ma frutto dell’estro e della creatività del fotografo? In sostanza, l’arte del fotografo è la capacità di cogliere l’attimo che riassume una situazione, quel momento simbolico, magico che, appunto, è in grado di rendere superflue – o di rafforzare – molte parole? Oppure è la capacità di vedere e di riprodurre una situazione attraverso la mediazione dei propri sentimenti, delle proprie convinzioni, delle proprie emozioni. Nel primo caso la realtà è fondante, nel secondo è solo lo spunto.

La risposta di molti a questo quesito è che i due modi di vedere non sono in contraddizione, possono convivere. Forse è così. Personalmente penso, però, che sia indispensabile, quando si fa questo mestiere – cioè quando si ha la velleità di fornire ad un pubblico elementi perché si faccia una propria idea della realtà – comunicare se stiamo già diffondendo interpretazioni o se stiamo descrivendo e raccontando ciò che abbiamo visto.

E’ ovvio che non sono affatto tra i fautori dell’obiettività totale che, peraltro, credo che non esista. Non sono un amante del giornalismo anglosassone, freddo asettico, imparziale. Faccio il mio mestiere con le passioni e con le emozioni e, sempre, queste finiscono per influenzare il mio modo di raccontare e analizzare la realtà. Ma un conto è considerare la realtà solo uno spunto e un altro conto considerarla il passaggio obbligato per raccontare il mondo.

Un’operazione che mi infastidisce è quella di riprodurre sempre l’Africa in bianco e nero. Schiere di fotografi negli ultimi anni, sull’esempio di alcuni grandi come Salgado, hanno invaso il mercato di servizi che riproducono un Africa cupa, opprimente, angosciante. Immagini che, appunto, usano il bianco e nero per radicalizzare tutto, per drammatizzare. A volte mi è anche capitato di vedere la foto in bianco e nero di un luogo conosciuto e del quale serbo dei bei ricordi, anche allegri e sereni ma che l’immagine che mi sta davanti rende impossibili, impensabili.

Insomma l’Africa è a colori. Come rinunciare a riprodurre i colori sgargianti dei pagne con i quali le donne si vestono? O i copricapi artistici confezionati con un panno dalle tonalità vivaci? O i colori della savana? O il verde cupo, quasi aggressivo dei paesi equatoriali? O il contrasto dell’azzurro dei taxi di Addis Abeba con il bleu intenso del cielo dell’altopiano etiopico?

L’uso integralista del bianco e nero è ideologico, riproduce una immagine dell’Africa che è solo dramma, scontri, conflitti, carestia. Certo, drammi reali che il bianco e nero però radicalizza inesorabilmente.

2 comments for “L’Africa a colori

  1. Claudia
    7 settembre 2012 at 10:31

    Condivido pienamente. L’Africa è a colori e se una foto riuscisse a riprodurne i profumi ci si immergerebbe in una realtà dalla quale traiamo le nostre più profonde radici.
    La realtà appunto. Un’immagine deve ritrarre il vero senza utilizzo di chissà quali strumenti per renderla più artistica , altrimenti non riuscirà a rendere le emozioni di quell’istante.
    Mi è capitato di stare di fronte ad opere d’arte di rinomata fama e non provare nulla, per cui penso che per quanto un’immagine sia sofisticata, anche se opera artistica potrà non dare nulla. Ma un attimo colto da chiunque in un preciso istante renderà viva quella foto. Gli oggetti si sa, assorbono una parte del nostro animo e chi ne usufruisce potrà percepirlo… :)

  2. Giovanna
    11 settembre 2012 at 06:22

    Assolutamente d’accordo! È questo che ho scoperto in Africa e che porto sempre con me: la bellezza ed i colori. I drammi li conoscevamo già e continua a somministrarceli la cronaca giornaliera, ma quando penso all’Africa e voglio rappresentarla, sono l’armonia e la forza dei suoi colori, insieme ai sorrisi ed all’accogliente e discreta cortesia della gente, che si stendono davanti agli occhi della mia mente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *