L’Africa che cambia: la Cina

L’Africa cambia. E’ un fatto incontestabile. Vi propongo questo breve brano. E’ l’incipit del mio libro “Buongiorno Africa”.

In Africa Orientale io – bianco, indigeno europeo – sono sempre stato, in lingua swahili, il muzungo, cioè lo straniero, il bianco, appunto. Nell’autunno del 2004, nel corso di un viaggio nelle regioni orientali del Congo, nel Kivu per la precisione, dove la lingua franca è lo swahili, un bimbetto che non avrà avuto più di quattro anni mi vide, mi guardò spalancando gli occhi come fossi un extraterrestre e mi indicò ai suoi piccoli compagni di giochi gridando le chinois, le chinois.

Era una scena, quella, che nei miei viaggi in Africa avevo vissuto innumerevoli volte. Ero stato il toubab, in lingua wolof, il mundele in lingala, il pula in kimbundo, ma era la prima volta che ero un cinese nella lingua coloniale che, nel caso dell’ex Congo Belga, è il francese.

Fu in quella occasione che ebbi la percezione concreta che l’Africa stava vivendo una profonda svolta nella sua storia politica e sociale. Sì, perché nella testa di quel bimbetto lo straniero non era più ciò che era stato fino a quel momento, cioè l’esploratore dei secoli passati, o il missionario, o lo schiavista, o il colonialista, oppure l’imprenditore o il cooperante dei nostri tempi. No, lo straniero era il cinese e, dato che la lingua locale non aveva ancora coniato un termine per questo nuovo personaggio dagli occhi a mandorla, si poteva definirlo solo in francese, le chinois, appunto.

L’Africa cambia, appunto. Oltre la constatazione, la domanda vera è: in cosa sta cambiando? Cosa diventerà? E che ruolo avranno i cinesi? Saranno liberatori? O nuovi colonizzatori? E’ l’Africa e gli africani saranno, almeno stavolta, artefici e protagonisti del cambiamento? O lo dovranno subire?

Sono domande immense e nessuno ha risposte definitive. Anzi, direi che le risposte si formano man mano che la storia fa il suo corso. Il cambiamento è un processo dinamico, complesso non un semplice percorso da un punto “A” ad un punto “B”. Diciamo che il punto “B” è il risultato – anzi la risultante – di ciò che faremo noi e gli africani durante il percorso.

 

2 comments for “L’Africa che cambia: la Cina

  1. Pietro De Carli
    6 novembre 2012 at 21:18

    Complimenti Raffaele, ora sono in Mozambico, ma quando rientrerò in Italia cercherò il tuo libro. Ricordo quando ci siano conosciuti in Angola. Salutoni.
    Pietro

  2. Attilio
    7 novembre 2012 at 00:06

    che i cinesi stanno conquistando il mondo è un dato di fatto c’è da capire se lo faranno con la testa della pre rivoluzione o quella della post rivoluzione,da quel poco che conosco di cina e cinesi credo che solo il tempo ci darà una risposta e comunque nel bene o nel male sarà tardi

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