L’Africa che cambia: l’Islam

Nei primi anni novanta, con la fuga del dittatore Siad Barre, l’inizio della guerra civile, la missione internazionale Restore Hope, la Somalia era diventata uno dei paesi africani più frequentati dai giornalisti.

Anche io frequentai la Somalia e i ricordi che ho sono significativi. Dalle macerie della guerra che cominciava a demolire le belle case sul mare di Mogadiscio, di Merca, di Chisimaio filtrava ancora una società attraente, di quell’esotico dolce e ammiccante che aveva ammaliato molti italiani che vi si erano fermati e avevano trovato una seconda giovinezza. I loro racconti, quando ormai la guerra stava distruggendo tutto, erano pieni di nostalgia. Il conflitto non aveva ancora radicalizzato tutto così la popolazione, che è tutta di religione musulmana, viveva ancora un Islam moderato e tollerante che è tutt’uno con la cultura e le tradizioni dei somali. Il caratteristico vestito delle bellissime donne somale era una variopinta veste a colori sgargianti che avvolgeva il corpo lasciando scoperta una spalla.

Oggi di tutto questo non c’è quasi più traccia. Venti anni di guerra civile hanno trasformato la Somalia in un paese dell’integralismo islamico. Il caratteristico vestito delle donne somale è diventato un triste sacco di telo grigio, o nero, o marrone che copre tutto il corpo e che si collega ad un velo dello stesso colore che avvolge il capo. Ho seguito questa metamorfosi con tristezza. Non solo la Somalia, l’Africa hanno perso qualcosa, ma tutto il mondo è divenuto meno bello.

Ma qual’è stata la forza propulsiva di questa trasformazione? Naturalmente la guerra che piega tutto alle sue necessità, anche la religione, anche quel bisogno naturale di trascendenza che l’uomo ha inscritto in sé.

Oggi quel processo che ha trasformato la Somalia agisce ancora in modo preoccupante in varie regioni del continente. In Africa Occidentale, ad esempio, dove dai deserti del Mali e del Niger (le cui popolazioni – come i somali – sono culturalmente estranee ad un Islam integralista) le formazioni dell’estremismo islamico rischiano di espandersi nella intera regione. E nel Nord della Nigeria dove la miseria e la corruzione rischiano di spingere tra le braccia di un Islam surreale – quello della setta Boko Haram – decine di migliaia di disperati. E ancora in paesi come il Kenya che subisce gli effetti della sconfitta dei miliziani somali di Al Shebab che, per ritorsione, hanno cominciato a compiere attentati anche a Nairobi e Mombasa.

Dunque il propagarsi dell’integralismo islamico sembra proprio seguire una strategia di penetrazione nel continente. La domanda, preoccupante, è: come sarà l’Africa fra venti anni? Quel continente dei colori, della musica, della tolleranza sarà diventato clandestino?

3 comments for “L’Africa che cambia: l’Islam

  1. 8 novembre 2012 at 12:06

    Caro Masto,
    che brutta situazione ! Sapevo dei tanti italiani che erano rimasti o ritornati in Somalia per la sua bellezza e attrazione fatale.
    Vedere confermato da lei che gli oltranzisti islamici hanno rovinato un paese e un popolo mi fa tornare in mente quello che scriveva Oriana Fallaci dell’Islam.
    Secondo lei, che ci vive a stretto contatto, c’è un Islam moderato e un Islam oltranzista ? O è un tutt’uno ?

  2. 8 novembre 2012 at 14:53

    anch’io ho pensato alle considerazioni delle fallaci che purtroppo furono a più riprese strumentalizzate. ma anche a un altro grande paese africano che, se ho letto bene, fino all’inizio del 20mo secolo era aperto e tollerante, dopo la seconda guerra mondiale ha imboccato un’almeno parziale deriva integralista (con cacciata o fuga di molti italiani, soprattutto di religione ebraica) e ora non ha trovato la sua identità politica e sociale dopo una rivoluzione per fortuna poco cruenta. vi faccio un gioco: indovinate di quale paese parlo (raffaele lo sa)! roberta

    • 11 novembre 2012 at 17:39

      Cara Roberta,
      leggo solo ora il suo post.
      Certo, io non sono un conoscitore delle cose d’Africa e proprio per questo leggo questo blog. Non solo per questo, anche per misurare i nostri problemi del ricco (?) occidente con quelli africani.
      Ma visto che lei e Masto conoscete la risposta al suo gioco, rimango io a provare di fare brutta figura e glie lo dico: la Libia ?
      Mi perdoni, comunque, con un suo bel sorriso,
      Antonio Spina

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