L’Africa che vota

Goodlook Jonathan e Muahammadu Buhari

C’è un Africa nella quale si vota e dove il candidato che perde, se è un presidente uscente, se ne va e lascia il posto al vincitore.
In queste ore si è votato in Costa D’Avorio e Tanzania (in questo blog trovate i due articoli precedenti a questo con i temi di queste consultazioni) e a urne chiuse non giungono notizie di particolari incidenti. Ora si attendono i risultati: in Tanzania secondo i sondaggi ci dovrebbe essere un ricambio al potere, oltre che di uomini anche di formazioni politiche. E in Costa d’Avorio quasi certamente verrà riconfermato per il secondo mandato il presidente in carica, Alassane Ouattara. Quest’ultima consultazione è cruciale: dovrebbe chiudere definitivamente il capitolo della guerra civile e restituire questo paese alla comunità internazionale a pieno titolo.
Ma non sono i temi specifici che voglio sottolineare mentre si attendono i risultati. C’è un Africa, come dicevo, che vuole democrazia e che già la pratica. La crescita tanto decamntata dell’Africa senza democrazia è debole, fragile, precaria.
Costa D’Avorio e Tanzania (e aggiungerei Nigeria che ha votato recentemente è c’è stata una alternanza pacifica al potere) paesi con molte problematiche interne aperte, certo. Paesi dove la corruzione è ancora forte e le sperequazioni e le ingiustie a volte intollerabili. Ma due paesi oggi che non possono non essere confrontati con altre nazioni del continente dove i presidenti trafficano per allungare i loro mandati, per non lasciare il potere, per non lasciare nessuno spazio se non a loro e ai loro entourage allargati e onnivori.

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